Nick Drake

Discussioni e recensioni di album storici e meno storici

Nick Drake

Messaggiodi cri il mar giu 27, 2006 1:13 pm

basteranno poche note e ve ne innamorerete subito.

Nick Drake ha pubblicato solo 3 album
Immagine Five Leaves Left,
Immagine Bryter later
Immagine Pink moon
e un'antologia postuma
Immagine Time of no reply


da un articolo su Il Foglio 27 06 06
Un lettore mi chiede dettagli su José Gonzalez, colpito dalle assonanze tra questo musicista e un cantautore britannico morto suicida la quisquilia di 32 anni fa – Nick Drake – già, l’inaffondabile Nick Drake. Dal momento che di costui ho seguito le vicende artistiche e biografiche, in vita e post mortem, qualcosa dirò. Perché, in sostanza, Drake si tolse la vita (o morì ingerendo per sbaglio un numero eccessivo di psicofarmaci) al culmine di una terribile depressione provocata dall’insuccesso della sua musica. Scomparve, ignorato o già dimenticato, nel 1974 e per anni fu una ristrettissima cerchia di ammiratori a coltivarne la memoria e a consumare le tracce di quella sua scheletrica produzione – tre album e qualche outtakes. Un culto sotterraneo, affettuoso e intenso, che portò alcuni a risalire fino al centro dell’Inghilterra al villaggio chiamato Tanworth, vicino Birmingham, dove Nick aveva trascorso la sua intera esistenza, fatta salva la turbolenta e dolorosa parentesi londinese. Poi, sul finire degli anni Ottanta, succede qualcosa. Qualcosa che poco a poco si gonfia a dismisura, diventa un fenomeno, prima musicale e poi addirittura di costume. E’ stato un evento strisciante, trasversale, stranissimo: con un quarto di secolo di ritardo, il mondo s’accorge che Nick Drake è stato – e ancora era, data l’alchemica dote di contemporaneità dei suoi dischi – uno dei cantautori indispensabili, la voce più pura ed elegante espressa dalla musica acustica inglese, un interprete raffinatissimo, un cantante inimitabile, un chitarrista innovativo, un poeta capace di assurgere a vette keatsiane.
Hanno cominciato i migliori autori della new wave, da Paul Weller a Edwyn Collins, a nominare il suo nome come l’influenza seminale, quella irrinunciabile. Subito hanno preso a far loro eco i colleghi d’oltreoceano, gli allora nascenti astri di Jeff Buckley e Elliott Smith e cento altri: tutti pronti a dire che se loro erano diventati così, se c’era una musica che li aveva formati, era stata quella del grande Nick, fratello maggiore, padre putativo, modello archetipo. La stampa si è adeguata: d’un tratto in qualsiasi recensione di artista acustico, di cantautore sognante e malinconico, di band dai suoni rarefatti, ha preso a ricorrere l’evocazione: “Se un paragone è possibile, è con Nick Drake”.
Un’epidemia, a tratti irritante, vista la brutta fine, e le relative motivazioni, del nostro eroe. Ma così va il mondo, e a Nick non sarebbe mica dispiaciuto. Poi sono arrivate gli spot e le colonne sonore dei film, tutti in fila a ripescare le canzoni di Drake, a riusarle nei contesti più improbabili, a saccheggiarne il potere evocativo, il déplacement. Poco a poco, noi della prima ora ci siamo abituati alla seconda vita di Nick – chi mai l’avrebbe detto? Ci ha un po’ disgustato la banalizzazione, ma ci ha commosso l’ammissione popolare di valore e ci ha fatto piacere sentire che alla fine la sua musica, rimane in sospensione, è luogo comune, un classico accertato, qualcosa che non morirà più. Naturalmente col tempo si sono moltiplicati gli epigoni, quelli rei confessi in condizione di transfert e quelli che non riuscivano a sottrarsi alla rete armonica, alle strane progressioni, al gusto della dissonanza e della ricomposizione sancito da Nick. Sono dozzine, sparsi per il mondo e a ciascuno il suo (a me, personalmente, nessuno – perché, purista rompiballe, colgo sempre la nota sbagliata, la sbavatura, l’eccesso di zelo, la furbata). All’elenco si aggiunge il citato José Gonzalez, 28 anni, svedese con sangue argentino, un album cult intitolato “Veneer”, di realizzazione semidomestica, che ripercorre con fedele adesione l’utilizzo del fingerpicking e delle variazioni melodiche e percussive a suo tempo adottate da Drake – ma con ben altra leggerezza e lungimiranza. Ciò non toglie che il disco di Gonzalez sia gradevole, con la sua atmosfera di casalinghitudine triste, in eccesso di elucubrazione e con l’urgenza di descrivere il proprio sconcerto nel vivere. Piacevole, un po’ innervosente. Perché Nick aveva messo a punto formule che restano inaccessibili. Questo è accertato. Anche se ci siamo adattati a stringerci, in quest’affollato consesso di novelli estimatori del suo mondo di velluti e rolling virginia.


A proposito di culto e di perenne celebrazione.
Arriva l’annuncio che il 2 luglio a Villa Pamphili (Roma)si terrà “Way To Blue”, serata omaggio dei musicisti italiani a Drake, con la partecipazione di nomi di valore della nostra musica d’autore come Roberto Angelini/ Rodrigo D’Erasmo, Giulio Casale, Marco Fabi, Marco Parente, Pino Marino.
Tutti insieme a ricantare le canzoni di Nick sotto la luna. Ormai è lui quello da invocare, è lui il martire nell’immaginetta. Poi non venite a dirmi che le cose non cambiano e che, mentre il tempo passa, non si finisce per essere testimoni di eventi che mai, neppure alle porte di Tannhauser, avremmo creduto di vedere.
Stefano Pistolini

«Io ne ho viste cose che vuoi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi β balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.»
(Roy Batty) Blade Runner
"Se Dio ti chiama, bambina mia, se Dio ha dei progetti su di te, le vie di Dio sono insondabili, e le intenzioni di Dio sono segrete; i progetti di Dio sono eterni, i progetti di Dio sono infiniti, i progetti di Dio sono straordinari; se Dio ti chiama, se Dio ha delle intenzioni su di te, tu non troverai mai riposo, il pane quotidiano del riposo, il riposo come gli altri, il riposo di tutti, il riposo su questa terra".
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Re: Nick Drake

Messaggiodi Walterino il mar feb 12, 2008 6:48 pm

Ciao a tutti,

ho ritirato su questo post, perchè oggi, dopo essermi acquistato tutti i cd dell'artista in questione,
ho scritto due contributi: uno andrà sulla scatoletta di Tracce e l'altro sul Grillo Parlante, una newsletter
amica di Crossing e con cui stiamo studiando una collaborazione.

Posto qui sotto quella del Grillo, non ancora riveduta dalla redazione. A presto

A place to be…in the cloud
Nick Drake

A dispetto del cognome, che evoca piratesche scorrerie, ci troviamo di fronte ad una delle personalità musicali più delicate ed interessanti del cantautorato mondiale. Le sue canzoni non hanno avuto (lui in vita) il successo che avrebbero meritato (e come avrebbero potuto, trattando temi e situazioni così intime e personali? . E purtroppo la convinzione di aver fallito intrecciata a filo doppio con il male di vivere lo hanno portato via troppo in fretta. Ma i frutti rimangono, e splendono forse ancor di più di 30 anni fa.

Cercherò di andare veloce e con ordine. Nick Drake nasce nel 1948 a Rangoon, Birmania, dove la sua famiglia viveva per via del lavoro del padre (una compagnia inglese che si occupava del commercio di tek). Nel 1951 il padre di Nick riporta la sua famiglia in Inghilterra e si stabilisce in un piccolo paese a mezz’ora da Birmingham, sua nuova sede lavorativa. Il paesino, Tanworth-in-Arden, giace anche ad una ventina di chilometri da Stratford-upon-Avon, la città natale di Shakespeare, ma questo particolare potrebbe anche non interessare…
Anyway, scuola superiore poi College e nel frattempo l’esperienza musicale. Una specie di genio, dicono gli amici, suona con grande facilità una quantità di strumenti, piano, sassofono, clarinetto, finché arriva alla chitarra, e comincia a scrivere canzoni. Per farla breve, si iscrive a Cambridge, ma lascia il college prima dell’ultimo anno, per registrare il suo primo disco.

Il catalogo discografico è presto completato: Five Leaves Left – 1969; Bryter Later – 1970; Pink Moon – 1972, più il postumo Time of no reply.
Per farla breve (poi bisogna ascoltare!) potremmo dire che il primo disco risente di diverse influenze blues, anche se fin dai primi solchi si percepisce un chitarrismo inusuale: accordature aperte, un finger picking molto particolare, una maniera di accompagnare davvero originale. E intorno, arrangiamenti abbastanza sobri e tipici dell’etichetta per cui Nick incise, la ISLAND, che prima di lanciare, qualche anno dopo, gli U2, stava facendo uscire i primi dischi di John Martyn e Cat Stevens. In un solo caso (Way to blue) la voce è accompagnata solo dagli archi, per il resto, in un’epoca in cui il termine ‘contaminazione’ non era ancora stato applicato alla musica, un bel miscuglio di generi. L’ambiente generale è sicuramente il folk inglese di quegli anni, ma con qualche accento swing e qualche eco della musica classica così tanto amata da Nick (la notte in cui fu trovato morto, fra il 24 e il 25 novembre 1974, aveva messo sul giradischi i Concerti Brandeburghesi di Bach). Nell’ultima traccia emerge anche la capacità di Nick nell’accompagnarsi al pianoforte. I pezzi che mi paiono più rappresentativi: sicuramente la track d’apertura, Time has told me, e poi la superba Cello Song (…and if one day you should see me in the crowd/Lend a hand and lift me/To your place in the cloud). Amaro il finale del disco e di Saturday Sun: Saturday’s sun has turned to Sunday’s rain. E proprio una domenica sera sarà l’ultimo scampolo di vita di Nick.
Side-note: bellissima la foto sul retro di copertina: sullo sfondo di un muro di mattoni, un uomo in impermeabile nero si affretta e Nick immobile guarda altrove, anch’egli impermeabile alla vita che corre.
Il secondo disco, Bryter Later è forse il più ‘pop’ (mi si perdoni) fra i tre di Nick Drake. Direi che si inserisce sempre nel clima folk del disco precedente, con arrangiamenti però più lussureggianti e un’atmosfera di pacata quiete, sempre venata di una misteriosa malinconia, espressa dalle tonalità morbide della sua voce. Come disse una recensione dell’epoca, se Five Leaves Left era un album rurale, Bryter Later era più urbano, non a caso sulla solita, emblematica foto del retro di copertina Nick, sempre fermo, sta osservando una macchina sfrecciare sull’autostrada.
Ma nonostante una bella recensione sulla rivista Sounds e l’unica intervista mai rilasciata da Nick a Jerry Gilbert, l’album non decolla come ci si aspettava, forse anche per via della concorrenza di altissima qualità e maggior presa, sia nel circuito folk (John Martyn e il primo Cat Stevens, ma anche Bridge over troubled water di Simon & Garfunkel) che in quello rock (fra i tanti, Led Zeppelin III, Imagine di John Lennon e Sticky Fingers dei Rolling Stones).

“Please, give me a second grace, please give me a second face/ …/ It’s really too hard for to fly”(Fly)

Provando un forte senso di fallimento, Nick si ritrae anche dal circuito live, estremamente vitale in quell’epoca, ma poco adatto alle sue ballate intime e alle sue atmosfere. Per un certo periodo vive a Londra, con il suo solito gruppo di amici, forse consuma anche droga, ma in definitiva viene sopraffatto da un crescente senso di inutilità e depressione. Prima di tornare per sempre nella città dell’infanzia, Tanworth-in-Arden, si rinchiude in un monolocale a nord di Londra e raduna una manciata di canzoni, che vorrà realizzare praticamente senza arrangiamenti, in un’essenzialità che renderà l’ultimo disco assolutamente unico.

Due notti in studio e il disco è pronto; alcuni testimoni narrano che Nick volle registrarlo guardando il muro, troppo timido e incapace di concentrarsi se avesse avuto davanti chi lo stava registrando.

Straziante per sua natura, vero e proprio grido del cuore, Pink moon viene registrato, chitarra e voce, con qualche breve frammento di piano nella iniziale title track ed è il suono di un uomo con la sua chitarra che riversa la sua disperazione in un microfono.

Il brano più profondo (anche se è difficile sceglierne solo uno) è sicuramente Place to be

When I was young, younger than before
I never saw the truth hanging from the door
And now I`m older see it face to face
And now I`m older gotta get up clean the place.

And I was green, greener than the hill
Where the flowers grew and the sun shone still
Now I`m darker than the deepest sea
Just hand me down, give me a place to be.

And I was strong, strong in the sun
I thought I`d see when day is done
Now I`m weaker than the palest blue
Oh, so weak in this need for you.

Peter Buck dei R.E.M. dichiarò che l’album Pink Moon gli ricordava Robert Johnson. E aggiunse: “Si percepisce quella solitudine. Ravvicinato, intimo. Pauroso”. Effettivamente il paragone è calzato: la stessa pregnante espressività affidata solo alla propria voce e alla propria chitarra. Ed ascoltando dal disco postumo Time of no reply la canzone Black Eyed Dog, si percepisce più di una somiglianza, quasi una identità fra i mondi di questi due artisti. E pare che nell’ultimo periodo della sua vita Nick stesso si fosse paragonato a Robert Johnson. Pare abbia detto a un amico che anche lui era “inseguito da un cane infernale”. Sia un aneddoto vero o no, ascoltate Black Eyed Dog e poi ne riparliamo.

In rete, naturalmente è impossibile trovare una qualsivoglia immagine di Nick Drake in concerto; su you tube, alcune delle sue canzoni sono montate su alcune foto, e possono servire ad avvicinarsi alla sua musica.

Place to be: http://www.youtube.com/watch?v=9IUqN9ozmhw
Day is done: http://www.youtube.com/watch?v=Y2jxjv0H ... re=related

Un bel documentario in diverse parti, questa è la prima, e le altre le trovate affianco:
http://www.youtube.com/watch?v=RPM9uRZ3 ... re=related

Un altro documentario, A stranger among us: http://www.youtube.com/watch?v=accJOyEvDeY

Tutti i testi: http://www.algonet.se/~iguana/DRAKE/NDinterviews.html

Dei bei contributi anche in questo sito: http://www.algonet.se/~iguana/DRAKE/NDinterviews.html

E infine, per chi volesse approfondire ancora di più, la bellissima Biografia di Patrick Humphries, tradotta in italiano e edita da Stampa Alternativa.

Per concludere si potrebbe lanciare un gioco a premi: quante e quali influenze tratte da Nick Drake si trovano fra i giovani cantautori inglesi e americani… Ci sarebbe da divertirsi. In ogni caso ascoltatelo, ci sono non poche perle da scoprire.

Walter Muto – 12 febbraio 2008

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Re: Nick Drake

Messaggiodi paolovites il mer feb 13, 2008 12:21 pm

mi piacerebbe che parlassi della tecnica chitarristica di nick drake - viene normalmente definito come un genio della chitarra - tempo fa intervistai il suo produttore joe boyd che si soffermò a parlare di come nick drake fosse stato un chitarrista perfetto che non sbagliava mai una nota - diceva che in quasi qualunque disco anche di un grande chitarrista senti sempre qualche erorre tecnico ma che invece con nick drake non senti mai nessun tipo di errore

nell'appendice al libro di stampa alternativa, c'è una parte dedicata allo stile di ND, ma naturalmente non c'ho capito un azz e l'ho lasciata perdere - credo usasse diversi tipi di accordature, alcune delle quali di sua invenzione
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Re: Nick Drake

Messaggiodi Walterino il gio feb 14, 2008 8:30 am

Caro Paolo
rispondo con gioia a questa provocazione,
anche se è un po' difficile rispondere senza cadere in un certo tecnicismo,
ma accetto la sfida.

In cambio tu, appena deciderete di riparlare di Nick Drake su Jam, pubblicherai il mio bellissimo articolo
riempiendomi di soldi (o almeno di soddisfazioni, tanto io e te non diventeremo mai ricchi) ;)

Chiude il sipario sulla scenetta personale.

Esprimerò solo alcune suggestioni iniziali. Negli anni in cui Nick Drake operava,
usare accordature 'aperte' o 'modali' non era una novità. Non saprei identificare al volo
chi fu il primo, ma solo per fare alcuni nomi, molti alfieri del folk revival e della cosiddetta
'west-coast' le usavano a piene mani: John Fahey, Leo Kottke, David Crosby, Stephen Stills,
e soprattutto Joni Mitchell, di cui non ricordo una sola canzone scritta ed eseguita con l'accordatura
tradizionale. Nel Regno Unito, Nick Drake aveva almeno due grandi punti di riferimento: John Renbourn (con i suoi Pentangle, ma anche da solo o nelle celeberrime incisioni con Steven Grossman) e il suo grande amico John Martyn.

Perchè usare un'accordatura aperta, e cosa si intende per 'open tuning'?
Come tutti ( :roll: ) sanno, l'accordatura standard della chitarra è, dalla corda piccola a quella grossa e grave,
MI SI SOL RE LA MI.
Il motivo per cui i pezzi in mi (pensate al blues) suonano più chitarristici, è perchè la nota più grave della chitarra è
appunto un MI basso, e quindi permette di avere un basso e di conseguenza un accordo più potente.
Il motivo per cui un accordo di SOL maggiore, per esempio, suona più 'aperto e solare', è dovuto anche al fatto
che nell'accordo ci sono 3 corde suonate a vuoto, che quindi hanno più suono e più 'sustain'.
Per cercare di ottenere questo effetto anche in altre tonalità, si scordano (generalmente abbassando la tensione, ma nel caso di Nick Drake - ed anche di Michael Hedges - talvolta anche tirando la corda di più) una o più corde.
Per esempio, se io suono un RE maggiore e voglio dare più spinta in basso, accordo la sesta corda (MI) un tono sotto, ed avrò un basso più potente.
Paolo, se ti sei perso, tira fuori dalla tua collezione il vinile di FOUR WAY STREET ed ascolta ON THE WAY HOME di Young, TEACH YOUR CHILDREN di Nash, LOVE THE ONE YOU'RE WITH di Stills: tutte hanno questa semplice accordatura corretta abbassando la corda MI BASSO un tono sotto.

Poi si può decidere, per esempio di 'scordare' anche la prima corda, il mi cantino, e questa corda ci creerà un 'bordone', una nota ricorrente che continuerà a sentirsi (sempre Neil Young in OHIO e CINNAMON GIRL).

Per complicare ancora di più la faccenda, si può decidere di avere più corde abbassate, di modo da avere, suonando tutte le corde a vuoto, un accordo maggiore, o minore, o una determinata successone di note (ripeto, suonando le corde a vuoto, cioè sensa toccarle con la mano sinistra).

Sulle accordature aperte per ora basta. Ah no! Nick Drake. Come ricorda l'appendice alla biografia che tu citavi, Drake adopera l'accordatura tradizionale dello strumento solo in 7 canzoni sulle 37 incise. Togliendone qualcuna in cui suona solo il piano o non c'è la chitarra, possiamo dire che in più di 20 pezzi usa accordature aperte, e non una sola, ma DODICI DIVERSE ACCORDATURE, di cui 5 usate una sola volta.
Io ho ripreso questo artista da poco, ma ho intenzione di studiarmi qualcuno dei suoi pezzi, e dopo questa fase potrò dire qualcosa di più.

Alla faccenda delle accordature aperte, Nick Drake aggiunge altri due fattori, uno compositivo e uno esecutivo.
Prendete Cello Song http://www.youtube.com/watch?v=_1YsFgDaEeo
Dal punto di vista esecutivo sentite un 'finger picking' veloce e preciso, una tessitura di arpeggio interessante.
Dal punto di vista compositivo, il pezzo è basato su tre accordi, ma l'accordatura aperta lo rende non noioso,
se provate a immaginarlo accompagnato normalmente, vi risulterebbe di una gran monotonia.
Infine Nick Drake non ha mai usato il plettro.
Su queste parole vi lascio, devo andare a lavorare.

:walterino:
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Re: Nick Drake

Messaggiodi paolovites il gio feb 14, 2008 1:54 pm

compagno Walter, ma io ero convinto che ricchi lo eravamo già.......... di spirito ovviamente...

thanx mucho per la dettagliata esposizione... quelle canzoni che citi hanno tutte il suono di chitarra che preferisco.... direi un suono "smagliante"... c'è ancora qualcuno che lo usa, oggigiorno? e poi... ma a te come suona Nick Drake piace? ti sembra un chitarrista eccellente come dicono tutti o solo un buon chitarrista?

thanx again - quando passi a trovarmi?

ps: adoro nick drake, negli anni 70 lo trovavo noioso, recentemente l'ho riscoperto e lo trovo di un fascino straordinario, anche a livello lirico - un autentico cantore dei tormenti dello spirito
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Re: Nick Drake

Messaggiodi john il sab feb 16, 2008 1:39 am

sinceramente non so se nick drake abbia particolari doti chitarristiche.
Di certo compositive, fa delle gran belle cose, ma non sono particolarmente difficili.
Pink moon non è perfetto dal punto di vista dell'esecuzione, ma del resto non vi sono cose particolari...a parte i pezzi geniali composti in accordatura aperta, però, per interdeci, non lo paragonerei ad un chitarrista come che so, Hedges, è più un cantautore, che si accompagna con la chitarra.
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Re: Nick Drake

Messaggiodi Walterino il dom mar 23, 2008 9:25 pm

Posto qui anche l'articoletto per Tracce,
come annunciato tempo fa
e con grave ritardo.

Post – it Marzo

Nick Drake, ovvero una vita (breve) carica di domande


Oggi si fa troppo in fretta a dire ‘sfigato’. Con Nick Drake ci troviamo di fronte ad una personalità complessa: dopo l’età del college (è inglese, anche se nato in Birmania) ha una brevissima carriera artistica, dal settembre 1969 al febbraio 1972. Poi sprofonda in se stesso e si rintana nella casa dei genitori, dove aveva passato gli anni giovanili, a Tanworth-in-Arden, a una manciata di chilometri dal paese natale di Shakespeare. Da lì, preda di una forte depressione non esce più, e la morte lo coglie il 24 novembre 1974, domenica sera.
Ma nelle sue canzoni troviamo molto: musicalmente, è stato uno degli iniziatori di quel minimalismo oggi tanto di moda nella produzione indipendente (ne abbiamo parlato); accompagna le sue melodie dolci con un chitarrismo dalle soluzioni originali. E nei testi è sempre presente una forte domanda di significato, venata di malinconia (un solo esempio: “e se un giorno mi vedessi fra la folla, dammi una mano e sollevami fino al tuo posto fra le nuvole” – Cello Song).
Peraltro è uno degli artisti di cui è più facile avere la discografia completa: Five Leaves Left – 1969; Bryter Later – 1970; Pink Moon – 1972, più il postumo Time of no reply. E per chi volesse approfondire ancora di più, la bellissima Biografia di Patrick Humphries, tradotta in italiano ed edita da Stampa Alternativa.
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Re: Nick Drake

Messaggiodi maxwell il mar mag 06, 2008 2:46 pm

ciao, sono molto contento che il mio secondo intervento da spinaccia di questo forum sia sul musicista che in assoluto ha più colpito la mia fantasia. anche io sto studiando i suoi pezzi, come walter - devo dire che la semplicità è solo apparente, e torno alle formule inacessibili di cri. più che di semplicità si potrebbe parlare della sintesi di una complessità assoluta. una canzone di nick è allo stesso tempo semplice ma ogni sfumatura condensa significati complessi. dal punto di vista del linguaggio, è semplice eppure intensamente poetico, ed evocativo. dal punto di vista della armonia gli accordi, pur nella complessa tessitura del fingerpicking sono ridotti spesso alla loro ossatura, di due note ripetute (come del resto nella tradizione della musica popolare anglosassone) eppure c'è qualcosa di ineffabile e magico nella loro sequenza, che non si ritrova in nessun altro musicista. nick era tecnicamente perfetto, ma componeva con gli occhi di un bambino, e la stessa semplicità e imprevedibilità, e ingenuità nel senso più bello del termine - una sapienza ancestrale condensata in un ragazzo indifeso. è per questo motivo che ritengo per un musicista la sfida più difficile confrontarsi con la meravigliosa 'semplicità' di nick drake. beh, detto questo... a studiare!
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Re: Nick Drake

Messaggiodi cri il mar mag 06, 2008 3:14 pm

Per godersi un pò di Nick Drake...

http://hypem.com/search/nick%20drake/1/
"Se Dio ti chiama, bambina mia, se Dio ha dei progetti su di te, le vie di Dio sono insondabili, e le intenzioni di Dio sono segrete; i progetti di Dio sono eterni, i progetti di Dio sono infiniti, i progetti di Dio sono straordinari; se Dio ti chiama, se Dio ha delle intenzioni su di te, tu non troverai mai riposo, il pane quotidiano del riposo, il riposo come gli altri, il riposo di tutti, il riposo su questa terra".
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Re: Nick Drake

Messaggiodi Arca il sab apr 17, 2010 2:24 pm

Dopo 2 anni, a grande richiesta, il maestro Walterino ritorna a parlarci di Nick Drake.
Sarà graditissimo ospite della 7° puntata di Lekvsik, su http://www.radiosonora.it

A breve gli aggiornamenti.


Link
http://www.radiosonora.it/it/programmi/101-leksvik.htm
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Re: Nick Drake

Messaggiodi Arca il mer apr 28, 2010 4:31 pm

Si dice in giro che la puntata su Nick Drake sia particolarmente interessante, grazie all'innesto di Walter :walterino:
Oggi al 'debutto' ha fatto un botto di ascolti con i complimenti di molti.

Non perdetevi le prossime puntate in streaming:

Giovedi 29 aprile ore 18.00
Mercoledi 5 maggio ore 11.00
Giovedi 6 maggio ore 18.00

http://www.radiosonora.it

Ciao
http://www.radiosonora.it/it/programmi/101-leksvik.htm
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Re: Nick Drake

Messaggiodi Arca il mar mag 04, 2010 8:13 am

Da oggi è disponibile il podcast della trasmissione, a questo indirizzo: http://www.radiosonora.it/it/programmi/101-leksvik.htm
http://www.radiosonora.it/it/programmi/101-leksvik.htm
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