Il caso Boffo - articolo di Messori

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Il caso Boffo - articolo di Messori

Messaggiodi Professore il mer set 02, 2009 7:49 am

Sono disgustato dalla diatriba Avvenire - Giornale, in particolare dall'ulteriore utilizzo dello scandalo come unico mezzo dialettico. Insomma, ti chiudo la bocca con un fascicolo che ho da tempo su di te e che ti spu..ana.
Io non comprerò (l'ho fatto forse 1 volta nella mia vita) una copia di un giornale di Feltri.

Comunque, Messori ha scritto un bell'editoriale sul Corriere

Messori, sul Corriere del 2 settembre 2009 ha scritto:
La prudenza mancata e le conseguenze di un danno enorme

Come a tutti, nel milieu, pure a me, da tempo, giungevano voci su una compari­zione davanti a un giudice di «Boffo dottor Dino, da Asolo» per una storia omosessua­le. Ma perché a Terni? Perché, rispondeva­no con un sorrisetto malizioso, da quelle parti sta la comunità di don Gelmini, sul quale pure correvano voci e che fu poi ri­dotto allo stato laicale perché accusato di abusi pederastici. Seppi in seguito che alcu­ni avevano cercato di ottenere dal tribuna­le gli atti: documenti pubblici, secondo la legge, ma non concessi a tutela della repu­tazione dell'imputato. Ma neanche così, da cattolico, ero tran­quillo. Prima o poi, c’è sempre qualcuno che (per avversione politica, per vendetta, per ricerca di scoop) porta alla luce i dos­sier imbarazzanti. È puntualmente avvenu­to, con l’enorme danno d’immagine che paventavo, per la Chiesa, quale che sia lo svolgimento futuro della vicenda. Sia chia­ro: confermo a Dino vicinanza fraterna per il momento durissimo che sta viven­do, augurando a lui — e a noi — di potere tutto chiarire. Mi sia permessa, tra l’altro, una testimonianza che conferma la sua onestà professionale. Tra i cattolici molti sono convinti (malgrado le mie smentite) che si debba a lui l’interruzione della rubri­ca bisettimanale, «Vivaio», che tenni per anni su Avvenire e che, assieme ad avver­sari, contava anche lettori appassionati.

La fine di quella rubrica fu una mia deci­sione del tutto autonoma che, anzi, mi pro­vocò le lagnanze risentite e sincere di Bof­fo. In ogni caso, grazie a lui abbiamo ammi­rato il salto di qualità e di autorevolezza di un giornale che, in certi periodi, pareva un grigio bollettino ufficioso.

Questo precisato, onestà ci induce a con­fessare lo sconcerto per la condotta dei ge­rarchi ecclesiali da cui dipende il media-sy­stem cattolico. Di questo, Boffo è il cardi­ne: responsabile di Avvenire ; di Sat2000, la tv sulla quale la Cei ha riversato e riversa milioni; di InBlu, il network radiofonico con ben 200 emittenti. Un uomo-istituzio­ne, ai vertici sensibili, seppur laico, della istituzione ecclesiale. Praticando la storia della Chiesa, ne ammiravo una costante: cardinali e vescovi hanno sempre accom­pagnato a ogni virtù quella della pruden­za, vegliando occhiutamente per stornare i pericoli.

Ci chiediamo che sia successo ora. In ef­fetti, dopo la sentenza del 2004, la pruden­za tradizionale avrebbe suggerito di chiede­re al «condannato» di defilarsi, assumen­do altre cariche, meno esposte a ricatti e a scandali. E questo anche se si fosse tratta­to di un equivoco, di una vendetta, di un errore giudiziario.

Plutarco loda Cesare che ripudiò la mo­glie sulla base di sospetti inconsistenti, di­cendo che il prestigio del Capo di Roma non tollerava ombre, pur se inventate. La sentenza di Terni è contestabile? Tutto è davvero una «patacca»? Se sarà dimostra­to, come crediamo e speriamo, tireremo un sospiro di sollievo. Ma, intanto, un uomo immagine della Chiesa italiana ha campeggiato e campeggerà a lungo sulle prime pagine, sospettato dei gusti «diversi» la cui ombra grava oggi, più che mai, sugli ambienti clericali.

Il caso prima o poi sarebbe venuto alla luce, e in modo malevolo: perché, allora, attendere 5 anni senza cautelarsi, diminuendo la visibilità? E questo, pure in caso di coscienza limpida. Se un giornale ha «sbattuto il mostro in prima pagina», è perché car­dinali e vescovi cui competeva non lo han­no destinato ad altri incarichi, lontani dalle aggressioni politiche. Domande difficili, certo.

Ma domande di un credente che sa che l’immagine della Chiesa non aveva biso­gno di un altro caso che permettesse a mol­ti di scuotere il capo borbottando, magari ingiustamente: «Tanto, lo sappiamo: i preti e i loro amici fanno i moralisti con noi ma loro, di nascosto, fanno anche peggio...». Comunque vada, l’ombra e il sospetto reste­ranno. Costa caro, l’oblio della virtù della prudenza.


Non posso che essere d'accordo nel ribadire la virtù della prudenza. L'assenza di prudenza è, secondo me, dovuta ad un'assenza ben più grave, cioè la mancanza di un giudizio completo della responsabilità. Bisogna essere coscienti che essere rappresentanti significa portare su di sè la credibilità non solo personale, ma anche della collettività che si rappresenta. E che quindi c'è un bene comune che può essere più grande del proprio bene personale di oggi e che impone sacrifici, anche quando di colpe non se ne hanno.
Ma devo sottolineare che Messori ha omesso un particolare per me fondamentale. Una condanna dura a questo mondo di iene, sempre pronte ad affossare a colpi di scandali ogni forma di opposizione. E' così per Repubblica, che per contrastare una fase comunque positiva di Berlusconi come la gestione del terremoto in Abruzzo, ha puntato tutto su scandali sessuali. E' così per il Giornale, che per rispondere agli editoriali di Avvenire si è tolto dal terreno del dialogo nel merito per attaccare personalmente e meschinamente un uomo.
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Re: Il caso Boffo - articolo di Messori

Messaggiodi malta1565 il mer set 02, 2009 4:58 pm

Concordo sul ribrezzo del metodo e sul voto all'articolo di Messori.
Tuttavia devo esprimere un giudizio sull'operato di Boffo e delle ragioni di Feltri. Che Boffo ci sappia fare sul piano professionale è indiscusso, solo che la vena del cattolicesimo bindiano a volte salta fuori, in particolare sulla questione Berlusconi D'Addario e immigrazione. (e non entro nel merito perchè potrei irritarmi solo a ricordare dizioni quali "fascisti", "shoa", "educazione morale" ecc).

Paragoniamo a Vian, che risponde a Bertone :angel: : non una parola su entrambe gli argomenti ma solo il ricordare che la chiesa non entra nel caso specifico del peccatore e che a sostituire la morale col moralismo si fa la fine dei farisei.

Paragoniamo ancora a Famiglia Cristiana che Padre Livio (mitico!) ha sostenuto "essere fuori da cristianesimo": non bisogna votare chi agisce così nella vita privata e che bruci all'inferno

Ora, il modo di fare moralista viene bastonato e della cosa quasi mi compiaccio. Toglierei il quasi se ad essere finito nel fango fosse stata famiglia cristiana. Avrei anche brindato. :cheerleader: Insomma, quando ti definisci cattolico/cristiano anche nel titolo non devi fare il moralista.
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Re: Il caso Boffo - articolo di Messori

Messaggiodi EddieVedder il gio set 03, 2009 8:26 am

Mi permetto di dire solo un paio di cose rapide, io leggo Avvenire e secondo me di bindiano non c'è proprio nulla.
Il giornale non si è mai schierato sulle posizioni dei "cattolici adulti" tanto care a Famiglia Cristiana.
Anzi, si sono schierati apertamente in difesa di certi valori e hanno fatto delle belle battaglie come quella in difesa di Eluana parlando in modo chiaro e per amore di verità.
Le critiche a Berlusconi che hanno fatto sono state proprio ridotte al minimo, tanto che è capitato spesso che lettori di sinistra se ne lamentassero nella posta.
Infine il punto più incriminato, l'articolo in cui si parlava dei barconi e della shoa... qualcuno lo ha letto???
E' un editoriale di Marina Corradi, la giornalista bravissima che scrive su Tempi, penso che lo riporterò perchè leggendolo si capisce che tutta la polemica è stata montata ad arte e che l'articolo è stato volutamente travisato da chi aveva interesse a far credere che "il giornale dei vescovi paragonava la politica del governo alla shoa". Lo riporto qui.

SULLE ROTTE DEI DISPERATI - CHI NON VUOLE VEDERE E CHI MUORE
MARINA CORRADI - Avvenire del 21 agosto 2009 - Pagina 1

Sono arrivati in cinque. Erano ische­­letriti, cotti dal sole che martella, in agosto, sul canale di Sicilia. Ma il bar­cone, era grande: ce ne stipano ottanta, i trafficanti in Libia, di migranti, su bar­che così. Affastellati uno sull’altro co­me bidoni, schiena a schiena, gli ultimi seduti sui bordi, i piedi che penzolano sull’acqua. E dunque quel barcone vuo­to, con cinque naufraghi appena, è sta­to il segno della tragedia. Laggiù a 12 miglia da Lampedusa, ai margini estre­mi dell’Europa, un relitto di fantasmi.
Cinque vivi e forse più di settanta mor­ti, in venti giorni di peregrinazione cie­ca nel Mediterraneo. Decine e decine di eritrei inabissati come una povera za­vorra di ossa in fondo a quello stesso mare in cui a Ferragosto incrociano na­vi da crociera, traghetti, e gli yacht dei ricchi. È questo il dato che raggela an­cor più. Perché in venti giorni, nelle acque della Libia e di Malta, e in mare aperto, qualcuno avrà pure incrociato, o almeno intravisto da lontano quel barcone; ma lo ha lasciato andare al suo destino. Solo da un peschereccio, hanno detto i superstiti, ci hanno da­to da bere. Come dentro a una spieta­ta routine: eccone degli altri. E non ci si avvicina. Non si devia dalla rotta tracciata, per un pugno di miserabili in alto mare.
Noi non sappiamo immaginare davve­ro. Come sia immenso il mare visto da un guscio alla deriva; come sia spaven­toso e nero, la notte, senza una luce. Co­me picchi il sole come un fabbro sulle teste; come devasti la sete, come scar­nifichino la pelle le ustioni. Noi del mon­do giusto, che su quelle stesse acque d’a­gosto ci abbronziamo, non sappiamo quale spaventevole nemico siano le on­de, quando il motore è fermo, e l’oriz­zonte una linea vuota e infinita. Non possiamo sapere cosa sia assistere all’a­gonia degli altri, impotenti, e gettarli in acqua appena dopo l’ultimo respiro. 'Altri' che sono magari tuo marito o tuo figlio. Ma bisogna liberarsene, senza tempo per piangere. Perché quel sole tormenta e disfa anche i morti; e i vivi, vogliono vivere.
Noi non sappiamo com’è il Mediterra­neo visto da un manipolo di poveri cri­sti eritrei, fuggiti dalla guerra, sfruttati dai trafficanti, messi in mare con un po’ di carburante e vaghe indicazioni di u­na rotta. Ma c’è almeno un equivoco in cui non è ammissibile cadere. Nessuna politica di controllo della immigrazio­ne consente a una comunità interna­zionale di lasciare una barca carica di naufraghi al suo destino. Esiste una leg­ge del mare, e ben più antica di quella pure codificata dai trattati. E questa leg­ge ordina: in mare si soccorre. Poi, a ter­ra, opereranno altre leggi: diritto d’asi­lo, accoglienza, respingimento. Poi. Ma le vite, si salvano.
E invece quel barcone vuoto – non il pri­mo arrivato come un relitto di morte al­la soglia delle nostre acque – dice del farsi avanti, tra le coste africane e Mal­ta, di un’altra legge. Non fermarsi, tirar dritto. (Pensate su quella barca, se avvi­stavano una nave, che sbracciamenti, che speranza. E che piombo nel cuore, nel vederla allontanarsi all’orizzonte).
La nuova legge del non vedere. Come in un’abitudine, in un’assuefazione. Quan­do, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei sotto il nazismo, ci chiedia­mo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il tota­litarismo e il terrore, a far chiudere gli oc­chi. Oggi no. Una quieta, rassegnata in­differenza, se non anche una infastidi­ta avversione, sul Mediterraneo. L’Oc­cidente a occhi chiusi. Cinque naufra­ghi sono arrivati a dirci di figli e mariti morti di sete dopo giorni di agonia. Nel­lo stesso mare delle nostre vacanze. U­na tomba in fondo al nostro lieto mare. E una legge antica violata, che minac­cia le stesse nostre radici. Le fonda­menta. L’ idea di cos’è un uomo, e di quanto infinitamente vale.
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Re: Il caso Boffo - articolo di Messori

Messaggiodi malta1565 il gio set 03, 2009 4:22 pm

Anche io leggo Avvenire e confermo che di bindiano ha poco (leggasi sulla moralità del presidente del consiglio), non nulla. è quel poco mi ha dato fastidio per la semplice ragione che un media della chiesa cattolica, per di più dei vescovi (come ricordano sempre gli altri giornali), diventi uno strumento politico. Questo penso è dovuto all'assenza di un vero "avvenire" laico che possa dire quello che pensa sul governo; il che obbliga un istituzione ecclesiale ad assolvere (con toni lievi) il compito dal quale dovrebbe starsene alla larga.
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Re: Il caso Boffo - articolo di Messori

Messaggiodi Professore il gio set 03, 2009 9:20 pm

Avvenire è un ottima testata, secondo me. E le dimissioni di Boffo sono un gesto di grande responsabilità. Mi è piaciuta molto la lettera di dimissioni, che trovate qui:

http://www.avvenire.it/Cronaca/boffo+di ... 930000.htm
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Re: Il caso Boffo - articolo di Messori

Messaggiodi EddieVedder il ven set 04, 2009 11:22 am

Questa è l'analisi di Antonio Socci, che condivido e che mi preoccupa un po'...

http://www.antoniosocci.com/2009/09/il- ... -giornale/

Ma, sull’altro fronte, la sparata del Giornale di Feltri si sta dimostrando disastrosa per i rapporti del governo con la Chiesa e i cattolici. E i danni finiscono per essere pagati da Berlusconi e dal centrodestra.

Primo, perché l’attacco a Boffo è stato scatenato proprio alla vigilia dell’incontro del premier col segretario di Stato vaticano, provocando l’annullamento dell’incontro (un fatto inedito e pesante).

In secondo luogo perché il caso che ne è nato ha costretto alle dimissioni non un “moralizzatore” che aveva sparato sul premier, ma l’esatto contrario. Dino Boffo, come direttore di Avvenire, ha resistito per mesi alle pressioni della stampa laica e del mondo cattolico di sinistra, che pretendevano di leggere sull’Avvenire un pesante anatema su Berlusconi, magari con la richiesta delle sue dimissioni (cosa che sarebbe stata dirompente per il governo).

Boffo alla fine è intervenuto, ma in maniera molto sobria e in penultima pagina, rispondendo a dei lettori. Era un modo per dare un contentino ai vescovi più antiberlusconiani, ma senza accodarsi alla campagna di Repubblica e senza permettere che fosse strumentalizzata la Chiesa per abbattere il premier. Obiettivamente il centrodestra non ha proprio da lamentarsi dell’Avvenire dell’epoca Boffo.

Invece, evidentemente, aveva di che lamentarsi la manina anonima che tre mesi fa ha spedito ai vescovi quel dossier su Boffo con quella cartellina senza firma (poi finiti sulla prima pagina del Giornale). Mi pare ovvio che quella manina anonima non doveva avere in gran simpatia né Boffo, né Ruini. Sapeva che bombardando Boffo picconava il pilastro del ruinismo.

Chiunque conosca un po’ la Chiesa italiana sa bene che si deve a Ruini il posizionamento dei cattolici sui “valori non negoziabili” e lo scivolamento nell’insignificanza del cattoprogressismo. E si deve ancora a Ruini la sintonia che da anni si registra fra la Chiesa e il centrodestra su tanti temi di interesse ecclesiale e sociale.

Senza Ruini certamente buona parte dei vescovi – culturalmente subalterni ai salotti di Repubblica – torneranno a far emergere posizioni “progressiste”, martiniane, comunque molto più simpatizzanti per il centrosinistra. Ora non credo che il mondo di sinistra, laico e cattolico, vesta a lutto per la fine del ruinismo e per le dimissioni di Boffo (nonostante ciò che viene scritto in questi giorni).

Probabilmente ci saranno addirittura festeggiamenti. Più preoccupato dovrebbe essere il centrodestra. Perché nel mondo cattolico questo incidente è sembrato un incomprensibile attacco alla Chiesa da parte del centrodestra (cosa che non è).

Inoltre, se pure è possibile che alla direzione di Avvenire possa andare un giornalista di valore che continui a fare un giornale autorevole (e pure che eviti sbandamenti cattoprogressisti) per la Cei e la Chiesa italiana le cose si fanno abbastanza confuse. E potrebbero riservare brutte sorprese al centrodestra.

Il Giornale ne ha ricavato pubblicità (e per la verità anche pubblicità negativa), ma il centrodestra cosa ci ha guadagnato? Il Giornale potrà cantare “Vittorio”, ma il centrodestra non può cantare “vittoria”: ora dovrà contare i danni e valutare le macerie.
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Re: Il caso Boffo - articolo di Messori

Messaggiodi Souljacker il mer set 09, 2009 9:39 am

...e da caso giornalistico-politico, qualcuno sta puntualmente cercando di spostare la vicenda sul piano dell'ennesimo attacco alla Chiesa come "centro di potere corrotto", giocando con le dietrologie che piacciono tanto ai lettori del Codice Da Vinci...

Il tostissimo articolo di Vittorio Messori, comparso ieri sul Corriere della Sera, non rappresentava solo un de profundis su quello che resta del povero Boffo. No, non solo: era anche la dichiarazione di guerra di un'altra fazione forte della Chiesa, l'Opus Dei, nei confronti dei novelli vincitori, la Comunione e Liberazione di Vittadini e Scola. La sostanza del pezzo, tradotta in parole povere: non vi allargate troppo sulle rovine di Ruini-Boffo, ci siamo anche noi. [...] La sapiente manina che ha passato al Giornale di Feltri il 'documento' che sputtanava Foffo Boffo arriva da Comunione e Liberazione. Tutti i vescovi italiani avevano ricevuto il foglietto avvelenato sul direttore di 'Avvenire' prima di Pasqua. Tra di loro, monsignor Luigi Negri. Ciellino doc, allievo di don Giussani, è il vescovo di San Marino, la più piccola diocesi della Chiesa italiana ma fa nulla. Per far nominare il loro uomo i ciellini fecero di tutto, anche scomodare i moribondi: Negri è diventato vescovo il 17 marzo 2005, venti giorni prima della morte di papa Wojtyla. È una specie di portavoce di Cielle nella Cei. Ed era presente al meeting di Rimini, nei giorni precedenti allo scoop del Giornale, insieme all'amico Renato Farina, fedelissimo braccio destro di Feltri...
http://www.dagospia.com/rubrica-3/polit ... o-9007.htm
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Re: Il caso Boffo - articolo di Messori

Messaggiodi malta1565 il mer set 09, 2009 4:38 pm

Feltri aveva la notizia e l'ha sparata come fa di solito
Boffo, visto il casino che stava montando, ha deciso di dimettersi anzichè aspettare che si fossero calmate le acque

Poi lo stesso Feltri cambia le carte in tavola: http://www.ilsussidiario.net/articolo.a ... colo=36983
Ultima modifica di malta1565 su gio set 10, 2009 4:55 pm, modificato 1 volte in totale.
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Re: Il caso Boffo - articolo di Messori

Messaggiodi malta1565 il gio set 10, 2009 4:54 pm

segnalo questo articolo su loccidentale.it Giancarlo Loquenzi10 Settembre 2009

Le dimissioni di Dino Boffo non hanno fermato i molti tentativi di risalire alla genesi e alle motivazioni profonde dell’attacco scagliato sulla prima pagina del Giornale lo scorso 28 agosto. Poco a poco, i pezzi di un complesso mosaico, in parte politico e in parte ecclesiale, stanno andando al loro posto. Il quadro non è ancora chiaro, ma quello che già si intravede è lo svilupparsi di un’operazione lucida e mirata, tesa ad approfondire e se possibile a rendere permanente la frattura tra il mondo cattolico (in particolare la Cei) e il governo Berlusconi apertasi con il sexgate di quest’estate.

Dalle parti del Pdl, nei pubblici discorsi, nelle interviste, persino in consessi riservati, l’ordine di scuderia è “minimizzare”, ritenere l’incidente superato e aderire alla versione diplomatica dell’Osservatore Romano secondo cui prevale un clima di “serenità istituzionale”.

In privato però non si esita a definire la situazione “gravissima”. La preoccupazione dei più attenti interpreti delle mosse vaticane è che all’interno della Cei sia in atto una sorta di “tana libera tutti” che abbia fatto saltare gli equilibri faticosamente tessuti durante gli anni di Camillo Ruini.

Il “caso Boffo”, per semplificare le diverse analisi che si registrano, ha ridato voce ai moltissimi vescovi che vedono in Berlusconi un avversario e che ora hanno buon gioco per dimostrare la sua “inaffidabilità”; mentre la parte ancora legata all’influenza ruiniana e quindi più dialogante verso il governo, oggi si sente offesa e preferisce restare in silenzio. Segnali di questo cambio di marcia arrivano da Torino dove sul giornale della diocesi, La Voce del Popolo, è apparso un articolo a dir poco feroce: “Il Paese piu' avanzato sulla strada della corruzione politica in Europa è il nostro, dove l'attacco alla libertà di informazione - prima in Italia, poi all'estero e adesso direttamente con l'Ue - costituisce un segnale inequivocabile di degrado politico". "Molto di quello che sta avvenendo in questi giorni in Italia - si legge ancora nell'articolo - è fuori da ogni decenza e già ampiamente estraneo al rispetto della democrazia sostanziale oltre che di quella formale proiettando ombre inquietanti sul futuro della convivenza civile e la coesione del nostro Paese”. Neppure D’Avanzo nei suoi giorni più ispirati.

Nello stesso senso è stato letto il più prudente monito dell’Arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, quando ha detto che radici cristiane sono importanti ma quello che conta è l’agire, cioè “i fiori e i frutti”, perché è da questi che “il Signore ci giudica”. Così come è stata data un’interpretazione preoccupata alle parole del’Arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, che in un’intervista ha detto: “L'impegno dei cattolici in politica non ha mai conosciuto stagioni facili o scontate, ma oggi nella Chiesa si avverte l'esigenza di restare alla larga da forme di compromesso che possano, in qualche modo, indebolire o rendere meno efficace la propria azione pastorale”.

Di smottamenti simili se ne attendono altri, specie con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative che rendono questi inviti a “restare alla larga” particolarmente allarmanti se dovessero attecchire proprio in regioni come il Piemonte o la Campania. Insomma come ha notato anche Vittorio Messori sul Corriere: “Una Cei che aveva un parterre moderato, non osti­le all’attuale governo, parla ora di «un oscuro blocco di po­tere laicista» che, dall’interno della maggio­ranza, aggredisce la Chiesa”.

La situazione è dunque giudicata gravissima e sembra che anche Berlusconi, che certo non ha avuto nulla da guadagnare dalla cancellazione del pranzo della Perdonanza e che in un primo momento aveva derubricato la vicenda come un eccesso di autonomia di un direttore che sicuramente non controlla, ora è invece molto preoccupato.

Se lo scenario e i suoi rischi sono chiari è invece meno evidente l’intreccio di interessi che da dietro le quinte ha messo in moto l’operazione. Perché è parere condiviso che la mano di Feltri sia stata armata da qualcun altro, qualcuno consapevole del fatto che il direttore del Giornale avrebbe premuto il grilletto senza troppe esitazioni. D’altronde è lo stesso Boffo a notarlo nella sua lettera a Bagnasco: “Feltri non s’illuda, c’è già dietro di lui chi, fregandosi le mani, si sta preparando ad incamerare il risultato di questa insperata operazione: bisognava leggerli con attenzione i giornali di questi giorni, non si limitavano a menare fendenti micidiali, l’operazione è presto diventata qualcosa di più articolato”.

A quale articolata operazione allude il direttore dell’Avvenire? Per non andare troppo a ritroso nella ricerca delle tracce al cui termine c’è la sua uscita di scena, molti individuano il segnale d’avvio in un’intervista a Francesco Cossiga sul Giornale del 24 agosto, quattro giorni prima del colpo grosso di Feltri. Il titolo è esplicito: “Dietro gli attacchi a Berlusconi i vescovi che guardano a sinistra”. Nell’intervista però si parla poco dei vescovi e molto del direttore dell’Avvenire, di cui Cossiga dice: “Nessuna giustificazione o spiegazione riesco a dare agli scritti del non-reverendo Boffo che, posto inopportunamente alla direzione dell’organo ufficiale della Cei, dovrebbe astenersi da questi continui attacchi, dovuti in parte alle sue note preferenze politiche ammantate da scelte religiose”. Cossiga arriva a dire che Boffo non solo sarebbe in dissenso con il centro-destra, ma “potenzialmente con la parte della Chiesa che fa capo al Papa”.

Se Cossiga decide di far passare Dino Boffo per un “cattocomunista” anti-ratzingeriano - sostengono molti preoccupati osservatori - vuol dire che qualcosa di strano sta succedendo. Primo perché di certo al presidente emerito, della reputazione in pericolo di Silvio Berlusconi importa poco o nulla, secondo perché se c’è qualcuno che conosce le vicende più riposte dei cattolici di sinistra quello è proprio Cossiga. Il quale non può non sapere che tutta la carriera del direttore dell’Avvenire si è svolta proprio nel segno della sfida e del contrasto con il versante conciliare e “progressista” della Chiesa. A cominciare dalla acerba rivalità con Rosy Bindi ai tempi della comune militanza nell’Azione Cattolica fin dagli anni ’70, culminata nella decisione di candidarsi alla presidenza di Ac contro Alberto Monticone sostenuto proprio dalla Bindi e Vittorio Bachelet. Per finire con l’arrivo di Boffo nell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori nel 2004, su indicazione di Ruini, dove il direttore dell’Avvenire determinò la messa in minoranza della corrente democristiana dell’allora presidente Emilio Colombo e di Oscar Luigi Scalfaro, in favore dell’ala ruiniana e della Cei.

Oggi sono in molti ad essere convinti che proprio il peso di Boffo nell’istituto che nomina anche il rettore dell’Università Cattolica lo abbia trasformato in un bersaglio di ritorsioni e lettere anonime. Le stesse che i Vescovi hanno più volte cestinato e che Feltri ha preso e presentato per documenti del tribunale di Terni. E’ evidente però che la contrapposizione è all’opposto di come la descrive Cossiga: gli avversari di Boffo sono sempre stati i cattolici di sinistra, la sinistra Dc di cui lo stesso Cossiga ha fatto parte, gli anti-ruiniani, che consideravano il direttore dell’Avvenire poco meno di un berlusconiano.

Per far partire l’attacco da destra però ci voleva un innesco adeguato e un terreno reattivo e così ecco l’intervista di Cossiga sullo stesso Giornale da cui Feltri, quattro giorni dopo, lancia la sua campagna contri i moralisti immorali.

L’intervista di Cossiga è però solo un segnale, a cui altri se ne aggiungono nei giorni successivi, messi insieme e analizzati come vaticini di sventura da molti cattolici nel Pdl. Ha fatto sobbalzare più d’uno, ad esempio, l’intervista di Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, sul Corriere, dove, mescolate a parole di blanda solidarietà con Boffo, c’era la rivendicazione al quotidiano della Santa Sede di unico garante dei buoni rapporti tra governo e Vaticano mentre si accusava l’Avvenire di aver perso di vista un buon numero di virtù cardinali, prima tra tutte la prudenza. C’è chi è convinto che Boffo pensasse proprio a Vian, quando nella sua lettera di dimissioni, dopo aver ricordato la solidarietà espressagli da tutti i suoi “Superiori” parla dell’eccezione di “qualche vanesio irresponsabile che ha parlato a vanvera”.

Ma è nei giorni ancora successivi che il disegno politico prende forma più consistente. Sono molti i giornali che cominciano a notare la malcelata soddisfazione di molti esponenti centristi che, innalzando Boffo a nuovo martire del berlusconismo in armi, esibiscono la loro immediata disponibilità a consolare e magari vendicare una Chiesa umiliata e offesa. Basta leggere, tra tutti, Pierferdinando Casini su Famiglia Cristiana: “La lettera di dimissioni del direttore di Avvenire, Dino Boffo, e' uno straordinario documento umano e politico. Un grido di denuncia che rischia di segnare un'epoca. Dalle pagine del vostro giornale voglio manifestare a Boffo tutto il mio affetto e la mia solidarietà”.

Sullo sfondo l’ormai prossimo appuntamento di Chianciano, chiamato solennemente “Gli Stati Generali del Centro”, che porterà nella città termale molti teorici e pratici della fine del bipolarismo nonché del berlusconismo. Ne ha parlato ieri uno dei più entusiasti, Savino Pezzotta: “Umiliare la Chiesa è molto pericoloso – ha detto l’ex leader della Cisl – credo che ora questa possa guardare con interesse ad una formazione che culturalmente si rifà alla tradizione del mondo cattolico”. Una formazione che Pezzotta non immagina certo come una Udc allargata, ma un “progetto politico aperto” anche personaggi come Rutelli e Montezemolo.

Sarebbero infatti proprio questi i protagonisti di quello che Repubblica ha definito in un retroscena dei giorni scorsi il “Piano Esterno”. Ecco come lo definiva Massimo Giannini già il 4 settembre: “A questo "Piano Esterno" si starebbe lavorando da tempo, tra Segreteria di Stato e una piccola, ristretta cerchia di intellettuali, editorialisti, laici e cattolici, che orbitano intorno al Vaticano e allo stesso direttore dell'Osservatore Vian”. Forse la Segreteria di Stato è stata un po’ troppo frettolosamente identificata con la posizione del direttore dell’Osservatore Romano, ma i fatti dei giorni successivi hanno confermato a molti il sospetto che quel “piano esterno” esista davvero e lavori alacremente a ri-schierare la Cei contro il governo e gli elettori cattolici contro Berlusconi.

Qualcuno infine segnala un altro piccolo dettaglio, sfuggito ai più. Era nascosto in una un post scriptum alla fine dell’ Andrea’s Version sul Foglio del 4 settembre, il giorno delle dimissioni di Boffo con cui Ferrara aveva ampiamente e sinceramente solidarizzato. Nel P.S. si leggeva solo questo: “Chi meglio del presidente della Rizzoli Libri, per la direzione dell’Avvenire?”. Niente altro, neppure il nome e cognome. Qualcuno lo ha definito un “pizzino”, un modo per dire “noi sappiamo chi c’è dietro”.
E io che mi indigno se il treno ritarda di cinque minuti, il treno dello Stato, io ora sono pieno di amarezza perché debbo permettere che lo Stato mi porti via la mia bambina per insegnarle l’abicì governativo. G.Guareschi
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