In questo caldo Ferragosto è uscito secondo me un ottimo articolo di Aldo Grasso sul rapporto Rai Tv contro Rai Radio, esemplificato nella figura di Tiberio Timperi
Aldo Grasso, Corriere della Sera, 16 Agosto 2009 ha scritto:Il meglio e il peggio del paradosso Timperi
Il paradosso Timperi. Mi è capitato più volte di ascoltare su Radiouno una trasmissione che si chiama Il grano e il loglio e che si occupa della lingua italiana, dei suoi inciampi e delle sue risorse. Potendo contare sull’aiuto prezioso del prof. Francesco Sabatini, ordinario di Linguistica e presidente onorario dell’Accademia della crusca, il programma evoca i fasti di una fortunata trasmissione tv, Parola mia, condotta da Luciano Rispoli e dal mitico professor Gian Luigi Beccaria. A saperla trattare, la lingua italiana è piena di curiosità, di complessità ma anche di sorprese. La sorpresa più grande, tuttavia, è la conduzione di Tiberio Timperi: si vede che si sta impegnando, si prepara, ha soggezione del suo interlocutore e, quindi, anche del pubblico.
Perché, invece, il Timperi tv, quello che conduce i programmi di Michele Guardì, sembra, e sottolineo sembra, così sciatto, futile e inconsistente? Perché fa le smorfie, perché infila, una dietro l’altra, tutte quelle banalità? Se risolviamo il paradosso Timperi forse capiamo qualcosa di più della lingua televisiva. Da anni, Guardì continua a sfornare lo stesso, identico, mediocre programma, qualunque sia la maggioranza politica che governa la Rai. Non solo ha abbassato il livello della comunicazione tv ma dev’essere uno di quegli autori che chiedono ai conduttori il peggio di sé, nella convinzione che solo così si è popolari.
Al contrario, di fronte al prof. Sabatini, Timperi vuole fare bella figura e cerca di dare il meglio di sé. Senza saperlo, si adegua alla regola aurea del Servizio pubblico, quella formulata da John Reith: «Il broadcasting ha la responsabilità di portare nel numero più ampio possibile di case il meglio di ciò che è stato formulato in ogni area della conoscenza umana». Non deve adeguarsi ai gusti del pubblico, ma semmai guidarli. Come la grammatica della lingua italiana.
I programmi della Rai sono sempre di più il regno della banalità ed è forse ragionevole quello che scrive Grasso, cioè nella convinzione che solo essere banali genera la popolarità, unico metro di valutazione del palinsesto. La Radio è diversa, è più di nicchia, è più stabile e costringe anche i Timperi della situazione a prepararsi.



