
Dopo quasi due mesi di attesa, ieri sera sono riuscita ad andare a vedere Gran Torino di Clint Eastwood.
Se un film mi piace o meno si capisce da come sto seduta sulla poltrona del cinema: se sto ferma va bene, se mi agito come un'anguilla non ci siamo.
Ieri sera c'è stato un po' un misto.
Purtroppo se fossi certa che tutti quelli che leggono hanno visto il film potrei addentrarmi nei particolari, ma siccome così non è (credo) cercherò di non svelare niente.
Come mio solito, mi soffermerò solo sugli aspetti negativi (due soli in verità, ma sostanziali).
Va bene che Clint/Walt è un reduce della Corea, ma è irrealistico ( e anche se fosse realistico, e anche se è reale non può essere reso normale) che uno, non appartenente ad una gang, giri per il quartiere armato salvando ingenui fidanzatini da tre ragazzi negri che fanno i gradassi ma, fortuna delle fortune, non armati e quindi resi immediatamente innocui.
Sul finale dirò solo che l'ho trovato inutile.
Non posso dire altro.
Oggi sono andata a rileggermi le recensioni di Sentieri del cinema: si parla di "dono di sè". E sul numero di aprile di Tracce Luca Doninelli scrive due colonne appiccicando senza spiegare perchè Gran Torino è un film cristiano.
Siccome però sono buona
In ogni caso Clint è un attore bravissimo, un suo sguardo dice più di mille parole, riesce ad essere ironico, divertente, esempio e maestro. Per questo, forse, i due aspetti che ho descritto sopra mi sono pesati più del previsto.


