Genesis Turn It On Again The Tour 2007 Report

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Genesis Turn It On Again The Tour 2007 Report

Messaggiodi A Berni il lun giu 25, 2007 9:17 am

Ho avuto modo di andare a vederli a Berna il 17 giugno scorso e dovrei andare anche in quel di Roma il 14 luglio prossimo. Di seguito la recensione.



"Solida prestazione in quel di Berna del grande gruppo inglese.

Lasciate perdere la malintesa mancanza di energia che parrebbe emergere dalle performance "attutite" presenti su youtube perch? la band ? in forma crescente e la performance offerta ha regalato la tradizionale energia, irruenza esecutiva ed eleganza di tratto sempre al centro delle esecuzioni dei nostri.

Si ? trattato senze dubbio della migliore selezione mai offerta dalla band inglese nel dopo 1982, da quando l'ammiccamento al pop da chart ? diventato cruciale ed ha caratterizzato con esiti e manifestazioni differenti i vari Invisible Touch e We Can't Dance.

Uno straodinario percorso che muove dal tripudio di accordi banksiani di Behind the Lines, all'espressivit? drammatica di una In The Cage aggrappata alle tematiche ed alle "toccate" dello stesso Banks che incanta anche nella travolgente narrazione classica di Cinema Show o di una pi? elettronica e apocalittica Duke's Travels.
Ma non sfigurano neppure le sempre pi? solide e rocciose Home By The Sea e Mama, la successione perentoria tra Firth of Fifth e I Know What I Like, la grazia acustica di Ripples e quella sofferta e solenne di Afterglow, o ancora l'efficacia della marmorea Domino.
Per arrivare a una Los Endos che rappresenta l'ultimo magnifico richiamo alle escursioni che (allo stesso modo della Cage suite) coniugano in maniera esemplare eleganza e nuda energia. Il tutto si corona con una Carpet Crawlers, commosso commiato con chi ha condiviso tutto con la band in questa serata di arte varia. Dove per inciso ne sono state contagiati positivamente anche gli episodi pi? morbidi o sornioni da Land of Confusion a No Son of MIne a I Can't Dance.
La maestria nel dosare sapientemente gli ingredienti di una lunga ed estesa performance musicale ? prerogativa dei tre nostri e di pochi altri grandi. Un'amalgama impossibile eppure vera tra potente intuizione drammatica e ironia talvolta garbata talaltra malandrina.

La band ? in continua crescita di affiatamento ed emerge con evidenza che di qui a poco precisione, tempi ed amalgama raggiungeranno il livello d'eccellenza.

Phil e Chester sempre centrati e potenti quando occorre e, nonostante le scansioni siano in alcuni casi pi? controllate che in passato, in Los Endos contribuiscono egregiamente alla grande potenza espressiva dell'insieme. Phil ben ispirato e motivato al canto a dispetto dell'oggettiva diminuzione delle possibilit? vocali. Le tonalit? scelte gli hanno concesso di giocarsi alla grande la sfida sui brani celebri e i risultati sentiti gli danno piena ragione.

Daryl Stuermer magnifico performer e immarcescibile nel perseguire, ma con classe, la strada della scorribanda di sapore fusion.

Mike eccellente come da tradizione al basso e alla doppio manico, buono alla lead guitar, nonostante alcune imperfezioni in entrambe le aree sparse in corso di esecuzione.

Tony. Il solista delle trame essenziali, il virtuoso sempre elegante e misurato - ha regalato una performance pressoch? impeccabile. Non sempre perfetto in alcuni attacchi ma gi? autorevole e sicuro nelle rapide escursioni di In The Cage, Cinema Show e Los Endos nonch? nella squisita geometria di Firth of Fifth.
Una questione molto dibattuta in merito alla rivisitazione delle opere soprattutto strumentali del gruppo ? quella dei suoni scelti nei "solo" dello stesso Banks. Il lead synth di "In the Cage", nonostante la tonalit? abbassata, consiste in un suono che rende magnificamente l'altezza delle note e - come sostanza - ? un fascinoso trait d'union tra il sinfonico sontuoso del Quadra nell'80-82 e quello pi? allucinato del Pro Soloist del 74-75.
Quello di Cinema Show (strumentale eseguita nella sua tonalit? originale a seguire in The Cage come in Three Sides Live) recupera magistralmente lo splendido effetto "portamento" nelle due velocissime scale separate del riff di Riding The Scree e nelle progressioni finali.
Lo stesso vale per parti importanti di Los Endos (in particolare il rientro del tema di Dance on a Volcano e la reprise di Squonk nel finale). Sensazionale l'effetto coro/mellotron del Korg Oasys nello stesso finale.
Discorso diverso per Firth of Fifth (l'incipit painistica ripetuta al synth) che soffre del suono asettico e poco pungente architettato da Banks nel 92 e confermato in seguito pur con qualche aggiustamento che per? non recupera adeguatamente la sostanza del delizioso suono dolce e flautato del Pro Soloist (che si pu? sentire in Seconds Out). Ci? non toglie nulla all'eccellenza dell'esecuzione e al grande effetto archi del Korg Oasys nei crescendo sulla lead guitar di Stuermer nell famoso tema di flauto traverso scritto in origine da Banks per l'intervento di Gabriel nella prima versione da studio."

Setlist completa:

Behind The Lines / Duke?s End
Turn It On Again
No Son Of Mine
Land Of Confusion
In The Cage / The Cinema Show / Duke?s Travels
Afterglow
Hold On My Heart
Home By The Sea / Second Home By The Sea
Follow You Follow Me
Firth Of Fifth / I Know What I Like
Mama
Ripples
Throwing It All Away
Domino
Drum Duet
Los Endos
Tonight Tonight Tonight
Invisible Touch

I Can?t Dance
The Carpet Crawlers



A.B.
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Messaggiodi Rdrock il dom lug 01, 2007 9:30 pm

Se non fosse che non sopporto pi? le folle oceaniche, presenti ai concerti solo per dire "io c'ero" e non per ascoltare realmente il concerto, a quello di Roma ci andrei volentieri...
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Re: Genesis Turn It On Again The Tour 2007 Report

Messaggiodi A Berni il lun mar 03, 2008 11:32 pm

Mi riallaccio a quest'ultima annotazione di Ivo per sottolineare proprio quell'aspetto di quella grande serata di musica con un vero gruppo nel senso comunitario del termine. La tipologia e conformazione della location (non ho mai visto un concerto al Circo Massimo, nè sinceramente so se altri concerti si siano tenuti in loco) ci ha consentito un'entrata di tutto agio (ore 17 circa e piazzato senza problemi proprio davanti al mixer) ed un'uscita ancora più comoda (si poteva uscire) da qualunque punto dell'immenso Circo senza alcun problema od ostecolo nel deflusso).

Torno sul concerto sul quale non ho avuto tempo di parlare per motivi personali che mi han consentito ben poche incursioni in Crossing nel periodo estate/autunno.

Ciò che ha offerto lo show finale della sezione Europea del Turn It On Again tour è stato il miglior concerto dei Genesis cui abbia mai assistito il sottoscritto e - in un contesto più ampio - uno dei migliori che abbia ascoltato (tenendo conto anche di tutte le registrazioni ufficiali o meno) avvicinandosi - a differenza che nelle più routiniere performance del periodo 83-97 - al livello di eccellenza mostrato nel periodo "magno" 1977-1982, che per il sottoscritto rimane quello fondamentale per le esecuzioni live di ogni tempo della band.

Band motivatissima, irruenta, anche tesa e nervosa ma decisamente in tiro, concentrata e persuasiva nella riproposizione del proprio repertorio e di alcuni tra i grandi florilegi del proprio musichiere.

Tutti in grande forma e sfoggio di grande maestria d'insieme (il termine anglosassone "musicianship" ne rende pienamente l'essenza) a prescindere dalla conta degli errori - determinati da quella percentuale di tensione e nervosismo che qui si è elevata esponenzialmente per ovvi motivi. Come nei migliori periodi della band Tony Banks e Phil Collins trascinatori a rappresentare il fulcro essenziale su cui tutto il resto della band gira a meraviglia ed è quasi ironico che dalla performance dei due sia nata la diatriba circa lo svarione palesatosi in Firth of Fifth (Phil che - causa un colpo di tamburo di troppo - è uscito dal gioco ritmico durante il synth solo di Tony).

I 3 momenti più alti della serata, i capolavori nel capolavoro:

In The Cage / Cinema Show - Duke's Travels - Afterglow: a differenza di Berna - dove la band era ancora alla ricerca della perfetta coesione in due tra i brani più complessi della carriera, che perciò risentivano ancora del lungo periodo di assenza dai live show (23 anni in particolare per Cinema Show)- l'esecuzione è stata smagliante, policroma e gravida di tecnica soprattutto per il livello d'intesa stellare raggiunto.
Il suono magistrale, pieno e denso. A differenza dell'esecuzione degli altri brani che si è mantenuta alla stessa velocità (volutamente più lenta che in passato) per tutte le date del tour, In The Cage, Cinema Show (e anche Duke's Travels) sono state accelerate ed in particolare nelle sezioni "solo" di Tony Banks dove la velocità delle progressioni si è avvicinata sensibilmente a quella delle versioni dei tour di Duke e Abacab.
Impeccabile e scintillante l'esecuzione di Cinema Show (a differenza che in quella vaga aura di routine del Mama tour) e finalmente elettrizzante quella della sezione "poli" di Duke's Travels (la cui sostanza faticava ad emeregere nelle prime date).
Un solo errore di Tony intorno al terzo secondo del synth solo di In The Cage non impedisce di annoverare questa versione del solo e del superbo brano di "The Lamb" al livello delle migliori.
Infine l'assoluta eccellenza del suono ha consentito di apprezzare la carnosità e la bontà dei suoni scelti da Tony per i menzionati solo di Cage e Cinema Show, intrisi di tutto lo "spin" digitale che si vuole, ma appropriate sia nel timbro puntuto di Cage che nella ricchezza e nella rilevante densità di portamento usata nelle due scale veloci di Cinema Show (Korg Oasys a ricreare la bellezza atemporale dell'ARP Quadra).

Ripples: maestosa, commossa e densa di lirismo, bellezza limpida nei timbri sia di Banks che di Stuermer. Qui Stuermer, a differenza che nella vorace resa di Frith of Fifth, sceglie un'elettrica che rende la delicatezza del solo originale mentre Banks incanta con magnifici suoni di synth-oboe e grand-piano.

Los Endos: Al pari del Cage-Cinema medley, la prova massima di coesione della band, forse ancor più impressionante in quanto non ha mai cessato di stupire nelle grandi esecuzioni del gruppo, in tutte le sue apparizioni dal 1976 ad oggi. Tra scansioni ritmiche, giri di basso, fulminee virate chitarristiche, scale e semi-scale all'unisono di synth e chitarra ed un effetto-coro finale abbacinante (il Korg Oasys nel ruolo del Mellotron), è stata servita l'ennesima straordinaria resa dei quest'altro capolavoro.

Non c'è dubbio che ci sono concerti del successivo tour americano del settembre-ottobre che hanno eguagliato ed in alcuni casi superato la performance romana (alcune performances di grande vigore e davvero impeccabili), ma l'energia fondamentale che fonda la migliore essenza della band a Roma era tutta presente e sperimentabile.
Se posso permettermi un sincero suggerimento, consiglio la visione del DVD - anche tramite il sottoscritto se volete - che ne verrà tratto e pubblicato alla fine del prossimo maggio.

Nel frattempo tra i filmati di youtube (tratti da Italia 1 o 3 sat) è possibile avere un buon assaggio del prodotto finale, tra le altre Behind The LInes/Duke's End, Afterglow e Los Endos.

A.B.
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