"Universal: niente più cd dal 2011"

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Re: "Universal: niente più cd dal 2011"

Messaggiodi Bado il Cinico il ven mar 12, 2010 9:34 am

A proposito di questa discussione, riporto questa notizia da Corriere.it:

Vincono i Pink Floyd
Scritto da: Fabio Cavalera alle 14:06
Quanti di noi acquistano musica dal web? Attenzione perchè una corte di Londra ha preso una decisione che può fare scuola. A promuovere la causa è stata la mitica band britannica dei Pink Floyd che, accantonate le liti, si è riunita per impedire alla casa discografica, la Emi a cui sono legati dal 1967, di vendere singolarmente i brani inseriti in una compilation. Hanno ragione, ha detto la High Court.
In pratica. "isolare dal contesto di un album" ed eseguire il download, ad esempio da i-tunes, di una canzone sola e non dell'intera produzione artistica non è possibile se non vi è l'accordo degli autori ed esecutori. I Pink Foyd hanno sostenuto che il loro contratto del 1999 lo esclude tassativamente. La Emi ha ribattuto che l'accordo, siglato ben prima che si diffondessero la distribuzione e la vendita attraverso intenet, è applicabile soltanto alle "cose materiali" dunque al vinile e ai cd, non alla discografia scaricabile col computer. Tesi, quest'ultima, respinta. Con una motivazione che afferma: "I brani sono collegati uno all'altro e non possono essere divisi" Insomma, c'è un filo che tiene insieme la compilation. Lo "spezzatino" danneggia la creatività e il messaggio delle note.
Che cosa accadrà adesso? Addio singoli? Giusta o sbagliata, è chiaro che, se applicata alla lettera ed estesa, la sentenza dei giudici inglesi ha aperto un varco che rischia di rivoluzionare il mondo del download musicale.



Come auspicavo in un mio post all'inizio della discussione, è positivo vedere come un artista che voglia preservare l'integrità dell'album che ha concepito e realizzato, lo possa fare (almeno sul canale del download legale). :bado:
Immagine




Qual è la cosa più coraggiosa che tu abbia mai fatto?
L'uomo sputò un grumo di catarro e sangue sulla strada.
Alzarmi stamattina, disse.
(cit.)
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Re: "Universal: niente più cd dal 2011"

Messaggiodi Rdrock il ven mar 12, 2010 10:05 am

Sì, ma è un restare legati a un'idea ormai passata... giusto che un "the wall" o un "dark side of the moon" venga venduto tutto insieme, ma chi inizia a fare musica oggi e a vendere online, partirà con una idea diversa. Ovvio che se pensi a un'opera che duri un'ora e passa, la vendi tutta assieme, però anche negli anni 70 si cercava di tirare fuori i "singoli" dai concept album, per un mero discorso economico di un brano di punta che tira la vendita di tutto l'album...
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Re: "Universal: niente più cd dal 2011"

Messaggiodi Rdrock il gio lug 15, 2010 9:43 am

Da "La Stampa" del 13/07/2010:

Il dilemma dell'industria musicale: evoluzione o rivoluzione?
di Luca Castelli

Un articolo sul sito del MidemNet rilancia un dubbio sul futuro: basta adattarsi o bisogna cambiare del tutto?

Un breve testo pubblicato da Bruce Houghton sul blog del MidemNet (l'appendice tecnologica della fiera discografica Midem di Cannes) rialza il tiro ideologico su quanto stiamo assistendo nel mondo della musica. "Internet, Napster, iTunes, i media online, i social network e tutto il resto hanno scatenato una rivoluzione digitale che ha capovolto l'industria musicale", scrive Houghton. "Oggi, diversi anni dopo l'inizio di questa rivoluzione, la risposta di molti protagonisti del settore continua a essere un tentativo, neanche troppo entusiasta, di evolvere".

Ma l'evoluzione, è il succo del discorso di Houghton, non può funzionare perchè l'antico equilibrio tra fan e produttori si è ormai rotto: "I fan, che un tempo dipendevano rigidamente dai gusti musicali, dalle strategie commerciali e dal controllo dei formati da parte di poche persone, hanno sfruttato gli strumenti forniti dalle tecnologie digitali per liberarsi".

E' quello che Houghton definisce come il passaggio da "master" a "equal", da "padroni" a "pari", da una gerarchia verticale a un sistema molto più complesso (se non proprio orizzontale, poco ci manca) in cui i produttori di contenuti ormai si muovono sullo stesso livello e con lo stesso potere dei fruitori, i consumatori, i fan. Una situazione del genere, conclude Houghton, necessita di qualcosa di più di qualche piccolo aggiustamento: "La risposta a una rivoluzione non può essere l'evoluzione. Piuttosto, servono esperimenti radicali seguiti da cambiamenti radicali".

L'autore del testo, consulente di MidemNet e collaboratore del sito Hypebot, appartiene evidentemente all'ala tecnoriformista dei pensatori digitali e dei blogger. E' difficile che le sue posizioni (e soprattutto, le sue ricette) vengano condivise negli uffici delle case discografiche. Probabilmente anche Prince, fresco teorico della morte di Internet, avrebbe qualcosa da ridire. Fa comunque un certo effetto che il testo sia pubblicato su un blog legato, seppur esternamente, a una delle più grandi fiere discografiche del mondo. Una fiera dove, come ammette lo stesso Houghton, ogni anno i rappresentanti dell'industria musicale classica dichiarano di aver compreso finalmente il cambiamento e di avere imparato a gestirlo, senza però produrre poi nessuna idea innovativa (o "esperimento radicale") per dimostrarlo.

Forse il punto è proprio la sottovalutazione della natura strutturale del cambiamento e la tendenza a ragionare ancora attraverso categorie mentali provenienti da un mondo molto diverso da quello attuale. Un concetto chiave dell'industria discografica tradizionale, probabilmente quello che più ne ha garantito il consolidamento del potere - la distribuzione - oggi appare davvero radicalmente stravolto rispetto al passato. Attraverso il P2P, i link sui Facebook e Twitter, i widget sui blog, siamo diventati tutti distributori. Anzi, in termini di quantità numerica probabilmente distribuiamo molti più contenuti - ogni millisecondo - di quanto non facciano nel complesso i cosiddetti distributori tradizionali.

Può trattarsi anche solo di una tempesta a breve o medio termine, che terminerà quando Internet sarà stata normalizzata e ricondotta alla forma del classico canale verticale: io trasmetto, tu consumi. E' quello che probabilmente sperano i produttori discografici (e non solo loro: pensiamo agli editori, ai produttori di film e di serie tv...). Se però la rivoluzione paventata da Houghton sarà definitiva, o comunque eserciterà il suo influsso sul lungo termine, allora i protagonisti della prossima incarnazione dell'industria musicale potrebbero davvero essere radicalmente diversi da quelli attuali. Soprattutto se e quando la fruizione digitale di musica supererà quella di cd e vinili, che oggi fa ancora da puntello economico all'industria. Allora il successo potrebbe arridere a chi sarà riuscito a inventare schemi e modelli totalmente innovativi, basati non più sull'aspirazione a essere "master" ma sulla consapevolezza di dover ragionare (e commerciare) da "equal". La semplice evoluzione potrebbe davvero essere un palliativo con i giorni contati.

Fonte: LaStampa.it
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Re: "Universal: niente più cd dal 2011"

Messaggiodi Rdrock il mer ott 27, 2010 8:23 am

La musica in Italia è in difficoltà
Crollo dei cd, resistono i concerti

Secondo il rapporto "2010 Economia della Musica in Italia", realizzato da Fondazione Università IULM, sui dati relativi al sistema musicale italiano nel 2009: la discografia italiana è in affanno. Le vendite del supporto fisico sono in calo del 25%, con un fatturato di 375 milioni, nonostante una riduzione del prezzo del cd. La musica digitale registra le migliori performance. Nel 2009 le vendite digitali hanno fatto registrare un valore di 44 milioni di euro (sell-out) e una crescita del 13% in un anno.

Passando ai dati del "grande settore" (quello dei segmenti più esterni al sistema) la ricerca evidenzia un fatturato complessivo in calo del 16% con 1.010 milioni di euro, trascinato dalla netta riduzione delle vendite dell'elettronica di consumo audio (-25%), il comparto che più ha sofferto in tutto il sistema, replicando il trend dell'anno precedente.

La flessione del settore, dice il rapporto, è determinata dal pesante calo del comparto dell'elettronica di consumo audio (-25%), con una perdita di 204 milioni in un anno. I comparti degli strumenti e della musica stampata sono sostanzialmente stabili o in leggero aumento. Le cose vanno meglio per quanto riguarda il piccolo settore, che raggruppa le otto diverse modalità di fruizione della musica, e registra un calo del 6%.

Dunque la vendita digitale è l'unico segmento a crescere nell'ambito della cosiddetta "Musica sparsa", cioè diffusa all'interno di attività economiche, classificata e analizzata per tipologia di fruizioni e fatturato generato da radio (-8%), diritti televisivi (-8%), discoteche (-5%), oltre a attività commerciali e pubblici esercizi. Cresce la musica dal vivo: +3% con 781 milioni di fatturato, ma cala il numero dei biglietti mentre i prezzi aumentano.

La Ricerca dell'Università IULM - promosso da Dismamusica (Associazione distribuzione industria strumenti musicali e artigianato), FEM (Federazione Editori Musicali), SCF Consorzio Fonografici, SIAE - sottolinea che questi dati vanno inseriti in un settore che vale 3,7 miliardi di euro, con un fatturato in calo del 9% rispetto al 2008. Il contesto è rispetto a uno scenario economico difficile, con un PIL in calo del 5,1% e una diminuzione dei consumi dell'1,2%.

Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/spettacolo ... 4332.shtml
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