i suoi nonni erano musicisti viaggianti in un circo, i suoi antenati suonavano al fronte durante la Guerra Civile... lui è andato a lezione di pianoforte fin da bambino, ma si è appassionato alla musica solo quando la sua insegnante gli ha dato degli spartiti di ragtime: Matt Jones, songwriter appartenente ad una vivace scena artistica nel Michigan, è una delle rivelazioni del nuovo cantautorato americano.
Luke Winslow-King viene dal Michigan, ma è da quando si è ritrovato bloccato per caso a New Orleans che la sua vita è cambiata: la scoperta della musica della Louisiana è stata come una rivelazione per lui e nel suo secondo disco, "Old/New Baby", si sente eccome, con la presenza di una vera e propria sezione di fiati, di un formidabile chitarrista slide e della tradizionale washboard, la tavola di legno da bucato usata sin dalle origini del jazz per creare sorprendenti invenzioni ritmiche. Old-time music per i tempi moderni, in cui le sfumature cantautorali si vestono di un luccichio di fiati, evocando l’atmosfera di una banda persa tra le strade della città... http://www.ondarock.it/recensioni/2009_winslowking.htm
I Sophia sono il progetto intrapreso dal songwriter americano Robin Proper-Sheppard dopo lo scioglimento della band metal in cui aveva militato all'inizio della sua carriera, i God Machine. Dopo un paio di album acustici estramamente sofferti e personali, a partire da "People Are Like Seasons" le sue canzoni hanno cominciato ad acquistare un'aria più lieve, a tratti persino pop. La sua ultima fatica, "There Are No Goodbyes", è un disco intriso del romanticismo doloroso degli addii, che nonostante qualche caduta di tono conferma il suo talento. http://www.ondarock.it/recensioni/2009_sophia.htm
pelo ha scritto:Souljacker, tu li conosci? Sai dirmi qualcosa di loro?
sì, il loro disco d'esordio è stato uno dei più segnalati nelle classifiche di fine anno del 2008... un folk-rock psichedelico dal sapore bucolico, che però personalmente non mi ha fatto proprio impazzire. tra l'altro il batterista (J. Tillman) è anche un ottimo songwriter, con già diversi dischi ombrosi e malinconici alle spalle (consigliato l'ultimo "Vacilando Territory Blues").
Never could learn to drink that blood and call it wine Never could learn to look at your face and call it mine
sì, sono la classica next big thing inglese, ma stavolta oltre al fumo c'è anche l'arrosto: i Fanfarlo (nome tratto da un racconto di Baudelaire) combinano il senso scandinavo per il pop (il cantante Simon Balthazar viene dalla Svezia) con una visceralità tutta americana, condendo la ricetta con la giusta dose di spocchia albionica. sponsorizzati da David Bowie e dai Sigur Ros, il loro disco d'esordio, "Reservoir", mette in scena una collezione di inni tra Arcade Fire e Okkervil River. http://www.ondarock.it/recensioni/2009_fanfarlo.htm