







concezione è fondamentalmente evangelica: tutto è buono, il male viene dall'uomo, che però ha dentro di sé "il fuoco", cioè un desiderio di bene irriducibile. Forse è questo il punto più affascinante della sua opera (ripeto, per quello che ho letto), perché tiene conto realisticamente del limite umano (fino alla bestialità, alla cattiveria, all'obbrobrio compiuto coscientemente), limite che però "contiene" una dimensione che lo vuole sfondare, e che viene richiamato dal segno di ciò che esiste. Solo in questo senso riesco a leggere il lirismo con cui spesso si sofferma a descrivere la natura. Penso che stia qui la dimensione metafisica di CMcC





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