Cormac McCarthy

L'angolo della lettura di crossing, recensioni, consigli, commenti..

Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il gio apr 02, 2009 1:24 pm

Bene: cosa facciamo? Torniamo "a bomba" su CMcC ci lanciamo in una critica della letteratura mondiale?

Ieri sera (notte...) ho letto un interessantissimo episodio di Oltre il Confine: quando lui Affascinante come al solito, ma stavolta il tema è esplicitamente


Onestamente, però (e chiedo a aiuto a Blevins, purché non mi racconti il resto del libro) faccio ancora fatica a capire il perché di questo svolgimento della storia. Da un certo punto di vista l'inizio è simile a Cavalli selvaggi , ma il non detto spiazza (non che dia fastidio, ma costringe a tenere viva una domanda sul perché i personaggi prendono certe decisioni).

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Walterino il gio apr 02, 2009 2:48 pm

eh dai non metterla giù così dura :)

torniamo su Cormac, certo, la discussione è su questo,
ma ogni tanto allargare un po' il campo non fa male...

poi faremo altre discussioni sugli altri

w
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il gio apr 02, 2009 3:13 pm

ehehehe..

Non volevo "rampognarvi", anzi :ridicolo: ....

Chiedevo e basta: fosse per me, ci passerei i giorni a discutere di letteratura...

N.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Blevins il sab apr 04, 2009 12:52 pm

Caro Ercole, non ti racconterò niente di più, non voglio svelarti il seguito. Ti dirò solo come la penso io su questo passaggio. Nel dialogo con l'eretico c'è dentro senz'altro il rapporto dell'uomo con Dio, con la fede in Dio. Tutto il libro è un libro sulla morte e quindi, da un certo punto di vista, è un libro su Dio. Sulla sua presenza nel mondo. Volevo concentrarmi sulle tue parole a riguardo del non detto. Credo che sia proprio questa la forza, la grandezza della scrittura di McCarthy: i silenzi, il lasciare sospese certe frasi, dire senza mostrare interamente, senza esibire al verità. McCarthy racconta in modo da lasciarti intuire la presenza di significati latenti, non visibili. Ti fa capire che non te la sta dicendo tutta per come è. Ti costringe a penetrare fra le parole, a interrogarti su ciò che stai leggendo e lui ti sta raccontando. Non ti mette le cose li in bella vista, che tu le leggi e fine. Ti porta fino a un punto della strada e poi ti lascia e devi provarci da solo ad andare avanti. E questo è quello che per me distingue un vero maestro da uno che sa fare una cosa e basta: il secondo te la dice, te la espone; il primo ti mette nelle condizioni di capirla da te, ti fa da spalla affinché tu prenda consapevolezza da solo di ciò che hai imparato e capito.
Che ne pensi tu? Che mi dici del dialogo sulla natura del lupo che Billy fa con il vecchio moribondo nel letto?

Per il resto credo che McCarthy possa essere definito un narratore biblico, profondamente religioso. Nel senso che parla dell'uomo e di ciò che lo riguarda, della vita e della morte.

A presto.
Carlo.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi air-one il dom apr 05, 2009 10:15 pm

Ciao,
io lentamente proseguo con la lettura de "La strada".
Mi chiamo Pierdamiano.
Grazie a chi ha ricordato "Corpi e anime", a cui aggiungo "Divisione cancro", "Il cavallo rosso" e "I più non ritornano" (perchè non c'è Corti tra gli scrittori degni di nota??); libri consigliati da amici, che sono stati comunque quasi un pugno nello stomaco, ma sempre con una luce sullo sfondo: ma su "La strada" ogni parola nega la speranza.
E dal liceo che non mi interessa la critica letteraria, solo lettura (interessante) della realtà, solo quello che muove e commuove, per il resto non c'è tempo.
Per CMcC: quanta sofferenza deve avere nel cuore questo scrittore? Che dolore sconfinato in quelle pagine.
Scusate ma non so come si possano affrontare in fila due libri così, senza desiderare il buono, il bello, la speranza; di cosa viviamo se no?
Ci vuole un libro di Chesterton, ci vuole un sorriso... (Provate l'"Osteria volante").
Ci risentiamo.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il gio apr 09, 2009 5:39 pm

Per CMcC: quanta sofferenza deve avere nel cuore questo scrittore? Che dolore sconfinato in quelle pagine.
Scusate ma non so come si possano affrontare in fila due libri così, senza desiderare il buono, il bello, la speranza; di cosa viviamo se no?
Ci vuole un libro di Chesterton, ci vuole un sorriso... (Provate l'"Osteria volante").


Beh, caro air-one, direi che nei libri di McCarthy la speranza non esista mi sembra una semplificazione. Inoltre ti ricordo che la divisione che ho introdotto fra i grandi scrittori e gli ottimi romanzieri ha come criterio la presenza del dato di mistero del reale o no.
McCarthy è uno scrittore biblico da questo punto di vista. Ken Follett e Michael Crichton non lo sono. Il mistero in McCarthy è parte integrante del reale, anche nel suo dato fisico, per gli altri non è un dato evidente di esperienza. In questo senso è "metafisico".

Ora, se il mistero esiste -come significato del reale- è possibile sperare. Se il mistero non esiste, o lo devo raggiungere o creare io in qualche modo, beh... la speranza te la saluto! In McCarthy c'è anche il simbolo della speranza: il fuoco (che fra l'altro è un grande simbolo...)

Ciaociao a tutti, e Buona Pasqua (per ora, magari ci risentiamo...).

PS: per Blevins: il dialogo a cui fai riferimento mi ha lasciato abbastanza interdetto, ma mi sono ripromesso di andare a leggerlo. Il problema mi pare sia sul valore simbolico, anagogico e metafisico dell'animale.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Blevins il sab apr 11, 2009 7:54 am

Caro Ercole, condivido molto le tue parole sul tema della speranza in McCarthy. Di fatto lui scrive storie crude, crudeli, buie proprio per dare più potenza alla speranza, a ciò che di buono può uscire da tutto il buio. Forse solo nell'ultimo libro della Trilogia (Città della pianura), che è tutta una narrazione su un mondo alla sua fine, la speranza cede, senza lasciare fiducia in ciò che verrà.L'hai letto?Meraviglioso, dolce, tristissimo. Amore e morte, nel loro senso più autentico, reale, umano.

Il dialogo con il vecchio di Oltre il confine è straordinario. Mi pare che sia una metafora sul senso del cercare qualcosa nella vita, sull'idea che ne abbiamo e sul fatto di poterla comprendere appieno. C'è una frase che dice il vecchio sul fatto di ciò che si cerca e dice pressapoco così:
non si tratta tanto di una cosa da cercare o trovare, quanto di qualcosa da riconoscere quando ce l'hai di fronte. (cito a memoria, con inevitabili errori). Il lupo rappresenta un po' il senso della vita, la vita stessa: è qualcosa cui partecipi tutti i giorni, che hai di fronte, attorno. Che vivi e sai cos'è. Ma capirla fino in fondo, dargli un senso pieno, spiegarla è tutto un altra faccenda.

Un augurio di Buona Pasqua a te e a tutti gli amici di questo forum. Auguri naturalmente estesi alle vostre famiglie.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Walterino il lun apr 13, 2009 8:33 am

Stamattina presto ho finito Oltre il confine.

Innanzitutto, qualcuno si era accorto che il titolo originale del romanzo è

CROSSING??? :shock: :)

A parte questo, il libro mi ha lasciato uno strano sapore in bocca,
come sempre accade con Mc Carthy, ma stavolta forse di più.

Certo ogni libro (come ogni canzone) si lega anche al periodo, al momento,
all'esperienza che chi legge sta vivendo. E probabilmente così è per me adesso.

Lo strano sapore è dolceamaro, bitter-sweet:
da una parte è innegabile la profondità dello scrittore, che tratta temi
non trattati comunemente e che stimolano profondi interrogativi;

dall'altra condivido un po' anche l'osservazione di air-one,
nel senso che pur non essendo vero che la speranza è assente,
però certo è nascosta molto bene!
Molto spesso non si intravvede un destino buono, ma un destino cieco,
talvolta avverso. E la speranza è molto dura da incontrare.
Questo a prescindere dalla grande abilità di scrittura, che non è in discussione.

Incontrare: questa è l'altra grande parola che attraversa questo romanzo. Una serie di incontri,
che andrebbero analizzati ad uno ad uno, e non è detto che con un po' di tempo,
rileggendoli, non si riesca a fare.

Personalmente quello che mi ha colpito di più è l'incontro con il cieco,
ed anche verso la fine, il dialogo su verità e finzione condotto prima col capo zingaro degli arrieros
e poi con l'ultimo cavaliere solitario.

Ah, incredibili anche le descrizioni, che talvolta lasciano senza fiato.

Buona pasquetta a tutti!!

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il mer mag 06, 2009 12:27 pm

Ho finito "Oltre il confine". Non direi che è il miglior libro di McCarthy. Mi sembra un po' troppo spezzettato, ma allo stesso tempo mi dà l'idea della vastità stessa dei luoghi in cui è ambientato: enormi spazi, con alture, picchi scoscesi, erte ripide e burlle, pianure salate e sterili, foreste,... insomma: un affresco in cui ci si può perdere, e perdere anche il senso dell'orientamento. Così direi che è la vicenda del protagonista, che vaga senza un perché, salvo poi trovarne uno alla fine, anche se non del tutto soddisfacente. I personaggi di CMcC non trovano mai pace...

Insomma, lo spaesamento dell'andare "oltre il confine" è palpabile. Mi dà l'idea di una miniera d'oro, in cui trovare un filone ben definito non è affatto semplice. Sicuramente il tema da approfondire è il confine, che non è il confine geografico: è il simbolo di un confine "spirituale" e "ontologico", direi. Vita e morte, prima e dopo, amore e solitudine, realtà e finzione. Il Messico sembra il regno del non definito, della morte e dell'amore allo stesso tempo, della finzione ma con abbondanti dosi di verità.
Al Messico si contrappongono gli USA, ma quasi denunciando la loro incapacità a non riuscire a rispondere compiutamente alle domande che chi è vissuto in Messico si pone
.

Insomma il solito tema di CMcC: il limite della realtà creata. Però in questo caso non si trova un soggetto che in qualche modo sappia cosa vuole (cercare qualcuno, ammazzare, stuprare, fare i soldi, andare verso il caldo,...): è quasi paolino. La creazione è stata sottomessa alla caducità e geme e soffre nelle doglie del parto, attendendo con impazienza la rivelazione dei figli di Dio per partecipare alla libertà e alla gloria dei figli di Dio (vedi Romani 8,19-22). La Creazione però continua tutta a dipendere da Dio, che fa splendere il sole, quello vero, su tutti indistintamente.



Su quanto dice Walterino:
pur non essendo vero che la speranza è assente,
però certo è nascosta molto bene!
Molto spesso non si intravvede un destino buono, ma un destino cieco,
talvolta avverso. E la speranza è molto dura da incontrare.


Infatti, sono d'accordo. E' però chiaro che la speranza, nella dinamica e nelle traiettorie dei personaggi di McCarthy, non è "nell'uomo" o "nei principi". La speranza è nell' 'oltre', obbliga a trascendere, spinge a muoversi, pur gemendo come nelle doglie del parto.
La verità -a ogni libro questa impressione mi si radica dentro sempre più- è che McCarthy disturba la tranquilla e addormentata coscienza borghese dell'uomo "moderno". Non disturba perché è politically uncorrect. Disturba perché fa emergere la nostalgia per l'infinito.

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il gio mag 07, 2009 3:19 pm

Ragazzi, ieri sera mi sono riletto tutta la discussione.
Devo dire che il contenuto è quanto mai stimolante. Ringrazio tutti delle osservazioni, dei commenti, delle idee espresse.

Avanti così!

Ho iniziato Città della Pianura. Mi ha già preso alla gola... Sembra un altro mondo rispetto ai precedenti (e anche i protagonisti sono parecchio cambiati).

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Walterino il lun mag 11, 2009 12:16 pm

Ercole, (e tutti)

io Città della pianura l'ho appena finito.

Non voglio dirti niente, ma se ti ha preso alla gola all'inizio, chissà dopo...
Davvero bello, anche se non è per nulla facile entrare nella maniera di
scrivere di questo autore, o meglio cercare di capire perchè usi determinate forme,
fatti, sviluppi...

Vabbè, ne parleremo, ora riunione :(

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il lun mag 11, 2009 12:21 pm

Grazie, Walter. Mi sta assalendo la curiosità di vedere come va a finire la storia.
Dài, che finsco: poi manca solo il Guardiano del frutteto....

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Bado il Cinico il mar mag 12, 2009 9:23 am

Ciao,

io ho letto "No country", "The Road" e "Sunset Limited".
Mi piacerebbe approcciarmi a ciò che viene prima, mi consigliate da dove potrei cominciare?

Grazie.
:bado:
Immagine




Qual è la cosa più coraggiosa che tu abbia mai fatto?
L'uomo sputò un grumo di catarro e sangue sulla strada.
Alzarmi stamattina, disse.
(cit.)
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il mar mag 12, 2009 10:26 am

Beh, fai un po' come vuoi.
Io ho fatto così: no country, la strada, Il buio fuori, Figlio di Dio, Sunset, Meridiano di sangue, trilogia.

Vista la tua domanda, però, penso che sia indispensabile leggere "Il buio fuori", "Figlio di Dio" o "Meridiano di sangue", per focalizzare bene la questione del male.

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il ven giu 12, 2009 12:43 pm

Scusami: mi correggo. Assolutamente "Meridiano di sangue". Il più faticoso di tutti (dopo "oltre il confine"), il più splatter di tutti, il più lirico di tutti. A tratti ricorda Shakespeare, Melville, Flannery O'Connor, in un bel mix sanguinolento e violentissimo.

Ho finito la trilogia. Spettacolare la fine (prima dell'epilogo) di Città della pianura. Assolutamente eccezionale. Una scena da batticuore fantastica. Genio della scrittura.
L'epilogo si configura come un grande, immenso, incommensurabile punto di domanda su tutta la vicenda, a parte le ultime due pagine, bellissime, e l'ultimissimo dialogo, quasi commovente.

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