Stamattina presto ho finito Oltre il confine.
Innanzitutto, qualcuno si era accorto che il titolo originale del romanzo è
CROSSING???
A parte questo, il libro mi ha lasciato uno strano sapore in bocca,
come sempre accade con Mc Carthy, ma stavolta forse di più.
Certo ogni libro (come ogni canzone) si lega anche al periodo, al momento,
all'esperienza che chi legge sta vivendo. E probabilmente così è per me adesso.
Lo strano sapore è dolceamaro, bitter-sweet:
da una parte è innegabile la profondità dello scrittore, che tratta temi
non trattati comunemente e che stimolano profondi interrogativi;
dall'altra condivido un po' anche l'osservazione di air-one,
nel senso che pur non essendo vero che la speranza è assente,
però certo è nascosta molto bene!
Molto spesso non si intravvede un destino buono, ma un destino cieco,
talvolta avverso. E la speranza è molto dura da incontrare.
Questo a prescindere dalla grande abilità di scrittura, che non è in discussione.
Incontrare: questa è l'altra grande parola che attraversa questo romanzo. Una serie di incontri,
che andrebbero analizzati ad uno ad uno, e non è detto che con un po' di tempo,
rileggendoli, non si riesca a fare.
Personalmente quello che mi ha colpito di più è l'incontro con il cieco,
ed anche verso la fine, il dialogo su verità e finzione condotto prima col capo zingaro degli arrieros
e poi con l'ultimo cavaliere solitario.
Ah, incredibili anche le descrizioni, che talvolta lasciano senza fiato.
Buona pasquetta a tutti!!
W
Una fiamma scalda ancora il nostro vecchio cuore di terrestri.
E in noi è ancora più forte la speranza che la paura.
Grazie a Dio.