Cormac McCarthy

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il gio mar 26, 2009 12:10 pm

La conversazione sembra privata, ma non lo è, come dice Walter (a proposito, ti ho scritto una e-mail...). E' solo che mi mancano i commenti delicati e nello stesso tempo profondi di Cris69 (embé? ti è successo qualcosa?).

Interessante il tuo contributo, caro air-one: la grandezza di CMcC è proprio nelle tue parole: partendo dal rapporto con il reale (anche se spogliato all'inverosimile) ti sbatte in faccia l'essenziale (è la solita questione che lui ripete: o si parla di Dio, o di cosa si parla? forse che qualcosa è più interessante?). Questo non può lasciare indifferenti nel TUO rapporto con il reale.

GRANDE ! ! ! !

Faticoso, impegnativo, ma GRANDE.

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Cris69 il ven mar 27, 2009 9:33 am

Ciao Ercole, non sono scomparsa, sono solo stata un po' "risucchiata" dai preparativi per l'arrivo del mio terzo pargoletto
( manca meno di un mese...), nella prospettiva degli inevitabili impedimenti fisici dell'ultimo periodo ( cosa che si sta puntualmente verificando, ma per fortuna tutto ok)
Porta pazienza, mi sono un po' arenata con Corman Mc. Carthy e ho bisogno di più tempo per la lettura e il relativo commento ( non mi piace buttare giù riflessioni a casaccio sull'onda della fretta, soprattutto quando mi capita di affrontare questi veri e propri giganti della letteratura), ma ti prego di credere che non ho affatto chiuso la questione...
A presto!
Un abbraccio
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Blevins il sab mar 28, 2009 8:38 am

Ciao a tutti,
sono Carlo e mi sono iscritto appena ho visto il forum su McCarthy. Personalmente questo narratore ha significato un sacco di cose, il suo modo di scrivere è cosi decisivo che l'indifferenza non può esistere mentre lo leggi. Io ho letto tutto quello che in italiano c'era disponibile: Cavalli Selvaggi, Oltre il confine, La città della pianura (conosciuti anche come la Trilogia della Frontiera). Poi ci sono Il guardiano del frutteto, Il buio fuori, Figlio di Dio, Meridiano di sangue e via tutti quelli più recenti. L'unico che purtroppo non ho ancora letto è Suttree, mai tradotto e che posseggo in lingua originale. Molte voci confermano che sia il suo vero capolavoro e confesso di aver provato a leggerlo...ma i miei limiti linguistici mi hanno frenato presto!
Per quanto mi riguarda, insieme Meridiano di Sangue, i tre della frontiera sono i più belli. McCarthy per me ha significato un apprendistato umano di maturazione verso l'essere uomo. Dentro le sue storie ci sono la solitudine e la violenza, ma allo stesso tempo la solidarietà e il rispetto laddove non avresti mai pensato. Parla di uomini e donne che faticano a mettersi d'accordo con il mondo in cui vivono, gente che la vede a suo modo e ci tiene ad andare avanti così. Comunque ciò che più mi ha legato a questo autore è la capacità di dire le cose senza metterle in mostra, ma lasciandole intuire, con una sorta di pudore stilistico. Non le rende esplicite, non dice le cose svelandone interamente il significato. Le mette li a disposizione, le accenna. Il suo modo è diretto ma riservato, essenziale,pulito. Il suo segreto è dire cose necessarie e importantissime per ogni essere umano, ma senza dargli peso. C'è solo sostanza, realtà, messa li come se tutto fosse naturale. E' li, esiste, non c'è nient'altro da dire.
Chiudo questo post, dicendo che per me il più grande suo libro rimane OLTRE IL CONFINE. Insuperabile. Leggete, chi non l'ha fatto, tutta la trilogia. McCarthy ti fa percepire la differenza abissale che c'è tra NARRARE STORIE e SCRIVERE LIBRI. Il secondo può anche essere inutile, può anche mancare. Ma il primo, le storie, servono alla vita, ne fanno parte e la guidano.
Come ha detto di lui Saul Bellow: MCCARTHY CON LE SUE PAROLE HA IL POTERE DI DARE LA VITA E IMPARTIRE LA MORTE.

Scrivetemi, commentate. Grazie per questo forum.
Carlo.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Professore il lun mar 30, 2009 9:33 am

Caro Carlo, mi sembri molto appassionato e competente su questo autore.
Io ho letto "Non è un paese per vecchi" in inglese,"La strada" e "Oltre il confine" in italiano. Parlando proprio di "Oltre il confine", puoi dirmi cosa ti rende così entusiasta di questo romanzo? A me non è dispiaciuto, ma forse non ho una chiave di lettura che mi permetta di apprezzarlo come hai fatto tu. Discorso diverso per "La strada", che, emotivamente parlando, è molto più diretto: è stupendo ed apre un messaggio di speranza in un mondo di totale disperazione.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il lun mar 30, 2009 10:11 am

Sottoscrivo l'intervento di Professore. Sto leggendo Oltre il Confine, ho appena iniziato la seconda parte. Aspetto di finire per aprire una discussione in merito.

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Blevins il lun mar 30, 2009 7:07 pm

Caro Professore,
grazie per la tua risposta. Oltre il confine ha contato molto per me. E' stata la mia iniziazione a McCarthy. Avevo letto senza riuscire a finirlo, Meridiano di sangue. Troppa violenza, troppo odio. Poi ho riprovato con Oltre il confine e grazie ad esso ho capito che la violenza e la disperazione di certe scene altro non erano che un modo per dare peso e senso autentico all'umanità di certi gesti. In questo romanzo mi è rimasto dentro il rapporto fra Billy e suo fratello, Boyd. E ancor di più il rapporto tra Billy e la lupa. Nell'atrocità di certi passaggi, questi due rapporti riescono a rendere immagini di straordinaria, infinita umanità e tenerezza.
E' una storia, secondo me, alla fine dei conti, sulla morte. Un bellissimo e crudele romanzo sulla morte. Ti fa capire come la morte faccia parte della vita, ti dice qualcosa sul rapporto tra chi resta e chi non c'è più. Sul dovere di chi resta, di aver memoria di chi è morto prima.
Questo è un po' quello che riesco a dire su una passione molto intuitiva e poco razionale, come quella che ho con tutti i libri di McCarthy. Altre cose sono poi i dialoghi. McCArthy è senz'altro capace di dare ai dialoghi una dimensione eterna, sospesa. Come se dopo quelle parole dette, non ci potesse essere altro.Definitivo. Quasi alla pari di questo romanzo sono gli altri due che compongono la Trilogia della frontiera. Li hai letti?
Anch'io ho letto La strada e lo trovo meraviglioso, anche se ho fatto più fatica a creare con esso un rapporto diretto e istintivo. Mi appartiene di meno, forse.
Hai letto Suttree? Ho scoperto proprio ieri che uscirà in italiano da Einaudi, credo in agosto di quest'anno.

Scrivime altre parole, mi fa piacere questo scambio.
Carlo.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il mar mar 31, 2009 12:21 am

MA perché proprio "Blevins"?.....
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Professore il mar mar 31, 2009 10:13 am

Purtroppo sia Suttree che gli altri due romanzi della Trilogia mi mancano. Fa parte probabilmente del mio modo di leggere, preferisco spaziare tantissimo su autori e generi differenti e un po' meno addentrarmi totalmente in un autore. Ma sono sinceramente interessato, ancora di più in questi giorni con questa discussione (questo è il sale del forum, secondo me) a prenderli in biblioteca.
Mi colpisce molto questa tua citazione:
Blevins ha scritto:E' una storia, secondo me, alla fine dei conti, sulla morte. Un bellissimo e crudele romanzo sulla morte. Ti fa capire come la morte faccia parte della vita, ti dice qualcosa sul rapporto tra chi resta e chi non c'è più. Sul dovere di chi resta, di aver memoria di chi è morto prima.


Unendo questo a quanto scritto da Ercole

Ercole ha scritto:...il male viene dall'uomo, che però ha dentro di sé "il fuoco", cioè un desiderio di bene irriducibile. Forse è questo il punto più affascinante della sua opera (ripeto, per quello che ho letto), perché tiene conto realisticamente del limite umano (fino alla bestialità, alla cattiveria, all'obbrobrio compiuto coscientemente), limite che però "contiene" una dimensione che lo vuole sfondare, e che viene richiamato dal segno di ciò che esiste. Solo in questo senso riesco a leggere il lirismo con cui spesso si sofferma a descrivere la natura. Penso che stia qui la dimensione metafisica di CMcC


si può avere un giudizio sintetico ed affascinante su McCarthy e notare come la sua posizione sia totalmente differente da un altro autore americano contemporaneo molto celebre, Chuck Palahniuk (Fight Club, Soffocare, Survivor). Io trovo i loro stili molto simili (non sono un esperto, sia chiaro), perchè molto secchi, essenziali, quasi a riprodurre anche stilisticamente la violenza di cui parlano. Ma Palahniuk parla di una violenza disperata, senza motivo, che può essere solo "riparata" con un atteggiamento cinico e sarcastico, di cui è un maestro. McCarthy invece no, spesso lancia il messaggio di qualcosa nell'uomo che ultimamente sconfigge questa violenza: "La strada" lo impone, (ringrazio ancora Pelo che me lo fece osservare in seguito alla mia recensione sul blog), "Oltre il confine" lo descrive più ampiamente.
Un altro libro, come suggerimento per ampliare questo discorso, che a me ha riproposto drammaticamente questo concetto è "Corpi e Anime" di Maxence Van der Meersche.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il mar mar 31, 2009 11:00 am

Grazie, Professore,
interessantissimo focus "trasversale", lo chiamerei "il limite e la speranza". Ci sono autori che parlano solo di questo, e affrontano la questione in modi differenti. Palahniuk non l'ho letto, ma ho visto n volte Fight Club.

Rilevo solo che pochi (e sottolineo pochi) dall'affronto del tema si introducono -correttamente, secondo me, perché il mistero è la realtà più evidente nella vita di ciascuno- in una dimensione metafisica. Questo fa lo scarto fra il grande scrittore e l'ottimo romanziere.

Dante
Leopardi
Tolkien
Manzoni
McCarthy
Simenon
Melville
Dostojevski
Solgenitzin
Kafka

Nella terra di mezzo fra i due poli ci metto Steinbeck (di cui mi manca però "la valle dell'eden") e Dick.
La schiera degli ottimi romanzieri è invece sterminata... (ma, avendo letto di più i primi, il mio elenco è per forza di cose limitato... :bado: )

Agatha Christie
Chrichton
Asimov
Follett

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il mar mar 31, 2009 11:04 am

Rilevo solo che pochi (e sottolineo pochi) dall'affronto del tema si introducono -correttamente, secondo me, perché il mistero è la realtà più evidente nella vita di ciascuno- in una dimensione metafisica. Questo fa lo scarto fra il grande scrittore e l'ottimo romanziere.

Dante
Leopardi
Tolkien
Manzoni
McCarthy
Simenon
Melville
Dostojevski
Solgenitzin
Kafka


...perdonatemi, dimenticavo la più grande: quella gioca tutto su limite e mistero (un mistero che si tocca, e a volte ti piglia pure a schiaffi!!!)

Flannery O'Connor

IMMENSA ! ! !
... scusate se è poco!

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Walterino il mar mar 31, 2009 4:23 pm

Grazie per l'allargamento dell'orizzonte
io adoro leggere ma la vita me lo impedisce, ultimamente...

Per esempio qualche anno fa a New York, di Flannery O' Connor
ho comprato l' opera completa in inglese, ma nonostante la buona volontà,
il libro è ancora intatto...

Scusate se era un po' OT.

Avanti, avanti a discutere! ! !

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Grazie a Dio.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Blevins il mar mar 31, 2009 6:41 pm

Ciao a tutti.
Grazie Professore per le tue riflessioni su ciò che ho scritto. Condivido in pieno con te il fatto che in McCarthy non c'è mai una violenza senza senso, senza via d'uscita. Cormac riesce sempre a infilare nelle sue storie una traccia di speranza, magari debole, ma la violenza, il buio che racconta conserva dentro di sè un seme da cui ripartire, ricostruire. E' emblematico in questo senso il suo ultimo libro, La strada, in cui padre e figlio sembrano andare avanti inutilmente verso il nulla. Ma il padre insistee resiste, anche se sa che per lui ci sarà presto la morte. Sa che suo figlio è la speranza e il futuro. Proprio su questo mi viene in mente il rapporto che spesso sussiste fra i vecchi e i giovani, nelle storie del narratore americano: in ognuna sembra esserci, più o meno evidente, il congedo di un mondo e di una visione di esso e qualcos'altro che può raccoglierne l'eredità e ripartire. Come se al tramonto ci fosse un passaggio di consegne, fra vecchi e giovani. Emblematico è secondo me il rapporto tra John Grady Cole e il vecchio Johnson, nell'ultimo romanzo della Trilogia, CITTA' DELLA PIANURA.
Per il resto, non conosco per nulla Palanhiuk e poco gli altri autori citati nei vari interventi. Posso dire, allargando anch'io la riflessione su altri autori, che ho scoperto McCarthy grazie a un altro narratore, italiano, che di nome fa Davide Longo. Nelle storie amo molto personaggi solitari, che resistono fedeli a una certa visione del mondo, che faticano a stare nel tempo che gli è toccato in sorte di vivere. E di questo parla anche un altro autore italiano, scomparso: Francesco Biamonti. Più lirico nello stile, anche se pure la sua scrittura è netta, essenziale.
Forse sono un po' uscito dal seminato del forum, ma credo che sia stimolante. Cos'altro hai letto che ti ha colpito in McCarthy?
Proseguiamo, mi fa piacere.

Per Ercole: Blevins è un personaggio minore, forse, di Cavalli selvaggi. L'hai letto? E' un tipo testardo, misterioso, da un passato poco chiaro. Non si sa da dove venga e se dica la verità. Un personaggio che non si capisce bene che posto abbia nel mondo e nella storia. Quando è stata ora di scegliere un nome, mi è venuto in mente il suo.

Aspetto nuove parole,
Carlo.
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Ercole il mer apr 01, 2009 8:58 am

Caro Blevins, ti ho chiesto di Blevins proprio perché ho letto Cavalli Selvaggi :mrgreen: .

Per Walter. Ma ripigliati! Mi compri Flannery O' Connor e non te la leggi????
:headscratch: :headscratch: :headscratch:

Ercole

PS: aggiunte all'elenco dei grandi scrittori:
Charles Peguy
Thomas S. Eliot
C. S. Lewis
G. Orwell
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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi Walterino il gio apr 02, 2009 9:16 am

Caro Ercole, come hai ragione...

infatti, invece di prendere in mano Flannery,
stimolato da voialtri, ho ricominciato Oltre il Confine.
Chissà...

Aggiungiamo all'elenco senz'altro Chesterton e Guareschi,
anche se sarebbe bello discutere concretamente
di cose lette, anche degli altri autori.

Vabbè, piano piano... ce la faremo

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Re: Cormac McCarthy

Messaggiodi pelo il gio apr 02, 2009 10:30 am

Grazie, Walterino, volevo aggiungere proprio quei due anche io...
Spade verranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.
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