[la mia recensione] Rosso come il cielo

Hai mai scritto una recensione di un film che hai visto? Questa è la sezione giusta per proporla e discuterne.

[la mia recensione] Rosso come il cielo

Messaggiodi Cris69 il lun giu 23, 2008 4:36 pm

Ciao a tutti,
ecco la mia recensione di "Rosso come il cielo" il film di Cristiano Bortone che ho avuto modo di vedere in dvd circa un mese fa. Spero possa essere un utile contributo alla discussione appena iniziata su "cinema e disabilità", in ogni caso mi farete sapere...
La storia è ancora una volta tratta da una vicenda reale : il regista si ispira infatti liberamente alla vita di Mirco Mencacci, divenuto cieco da piccolo per un incidente domestico e poi diventato uno dei più grandi montatori del suono del cinema italiano. Nel film Mirco, un ragazzino toscano di dieci anni, appassionato di cinema, rimane gravemente ferito e perde la vista in seguito a un colpo di fucile partito per sbaglio dal fucile del padre. Siamo nei primi anni '70 e le scuole di stato non sono state ancora aperte ai ragazzi disabili: per dare la possibilità al figlio di continuare gli studi i genitori lo mandano dunque in un collegio per ciechi di Genova.Qui Mirco, dopo un periodo di faticoso adattamento alla sua nuova condizione, scopre che tagliando e riattaccando il nastro di un vecchio registratore a bobine e registrando su questi frammenti i suoni della realtà che lo circonda, può comporre delle meravigliose storie sonore. Coinvolge in questa attività i suoi compagni di classe e anche una bambina vedente sua grande amica, figlia della portinaia del collegio. Il direttore della scuola, anch'egli non vedente, timoroso che i suoi piccoli alunni comincino a nutrire delle aspettative troppo alte per il loro futuro (" Per noi ciechi la libertà è un lusso" dice per giustificare la sua opposizione) si dimostra però ostile a questa iniziativa che coinvolge intensamente i suoi alunni e proibisce loro di continuare. Mirco, con l'aiuto di un insegnante sacerdote continua di nascosto a registrare le sue storie sonore: viene quindi scoperto ed espulso. A questo punto il suo insegnante ricatta il direttore, minacciandolo di rendere pubblica la gestione economica non proprio limpida del collegio se verrà impedita la recita di fine anno organizzata per i genitori e basata sulle storie create da Mirco e dai suoi amici. La città nel frattempo è attraversata quotidianamente dalle manifestazioni studentesche: una di queste, guidata da un ex alunno non vedente amico di Mirco, si ferma davanti al collegio chiedendo a gran voce la riammissione del ragazzino. A questo punto il direttore cede. I ragazzi possono dunque esibirsi trionfalmente davanti davanti ai loro genitori : questi ultimi vengono fatti assistere allo spettacolo con gli occhi bendati da pesanti fazzoletti neri, in modo tale da poter apprezzare il più possibile gli originali racconti sonori creati dai loro figli. Il film si chiude con le immagini di Mirco che, accompagnato dai suoi genitori, ritorna al suo paese nella campagna toscana e viene accolto con gioia dai suoi amici di un tempo.
Personalmente sono rimasta molto delusa da questa storia, che pure aveva buone possibilità per diventare un significativo documento per immagini sul periodo immediatamente precedente alla chiusura delle scuole speciali. I ragazzini protagonisti della storia, tutti attori non professionisti e non vedenti, sono bravi ( ricordano per certi aspetti il gruppetto di amici di "Io non ho paura") e anche il giovane interprete di Mirco, che non è cieco, riesce a immedesimarsi perfettamente nella parte di un giovanissimo disabile visivo che, da una condizione di normalità, deve all'improvviso e in modo drammatico cambiare il suo modo solito di relazionarsi con la realtà che lo circonda. Mi ha dato però molto fastidio la lettura ideologica che il regista ha voluto dare alla vicenda, scegliendo anzitutto di ambientarla in un collegio che viene fatto passare per cattolico ( e quindi inevitabilmente oppressivo, intollerante ecc.) quando nella realtà il collegio Chiossone di Genova in cui venne mandato Mirco Mencacci era un laicissimo collegio fondato nell'ottocento addirittura da un medico. Attraverso le vicende narrate nel film il regista vuole trasmettere un messaggio di feroce discredito verso le scuole speciali, come è tipico di una certa mentalità di sinistra per la quale ciò che c'era prima della mitica contestazione( non a caso vista nel film come l'elemento decisivo per la " liberazione" di questi bambini) è stato tutto oppressione e oscurantismo ( specie le opere gestite da cattolici...). Siamo sicuri, invece, che anche strutture di questo tipo non abbiamo avuto la loro ragione d'essere e il loro valore? Io ho avuto in famiglia persone che hanno insegnato nelle vituperate scuole speciali e non mi sembravano proprio dei mostri, anzi si dedicavano ai loro piccoli alunni con una passione e un attenzione che farebbe sfigurare molti insegnanti di oggi... Assolutamente negativa, a mio parere, anche la figura dell' insegnante di Mirco, che rispecchia i peggiori luoghi comuni di una mentalità per cui il sacerdote ( che parte, non a caso, " lancia in resta" nella sua azione di opposizione al direttore del collegio quando gli viene suggerito di "pensare con la sua testa".) è bravo solo se è "contro" l'autorità ( laica o ecclesiastica che sia...). Insomma, una vera e propria occasione persa per parlare con serietà e soprattutto onestà storica di disabilità, ma anche una grossa arrabbiatura, da parte mia, nel constatare quanto questi temi siano ancora patrimonio di una certa parte che se ne serve per gettare fango e discredito su chi per secoli, magari anche tra mille sbagli ma con un cuore davvero grande perchè innamorato di Cristo e non del proprio pensiero, si è invece realmente fatta carico (e si fa carico ancora adesso!) dei bisogni di tantissime persone lasciate sole con le loro difficoltà fisiche e psichiche dalla cultura laicista (che fra l' altro, se non sbaglio, le vorrebbe oggi " caritatevolmente" sopprimere): caro Cristiano Bortone e compagnia vi dicono niente i vari Cottolengo, don Orione, don Gnocchi? E le migliaia di ragazzi e ragazze poveri che, come testimonia ad es. la storia straordinaria di Don Bosco, hanno ricevuto un'istruzione da quei preti e da quelle suore che voi trattate con quell'aria di sufficienza nella vostre opere, dove sarebbero finite senza il loro aiuto?
Bene, credo di avere detto abbastanza su questo film , per cui mi fermo in attesa di eventuali altre riflessioni degli amici del forum che l'avessero visto.
Ciao e grazie dell'attenzione
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Re: Rosso come il cielo

Messaggiodi Cris69 il mar giu 24, 2008 12:49 pm

Un post scriptum: pensando a come il cinema ha affrontato il mondo della disabilità mi viene in mente "La ragazza del lago", che è un giallo, ma anche un realistico affresco sulla disabilità psichica ( v. il personaggio di Mario, della moglie del commissario, dei genitori del piccolo Angelo...) raccontata senza retorica o sentimentalismo attraverso lo sguardo dolente e umanissimo del commissario Sanzio.
Ciao, mi sa che siete già tutti in vacanza, beati voi!
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Re: Rosso come il cielo

Messaggiodi Arca il mar giu 24, 2008 12:57 pm

Cris69 ha scritto:Un post scriptum: pensando a come il cinema ha affrontato il mondo della disabilità


Anche l'Ottavo Giorno è da vedere.
http://www.radiosonora.it/it/programmi/101-leksvik.htm
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Re: Rosso come il cielo

Messaggiodi Bado il Cinico il mar giu 24, 2008 1:10 pm

Cris69 ha scritto:Un post scriptum: pensando a come il cinema ha affrontato il mondo della disabilità mi viene in mente "La ragazza del lago", che è un giallo, ma anche un realistico affresco sulla disabilità psichica ( v. il personaggio di Mario, della moglie del commissario, dei genitori del piccolo Angelo...) raccontata senza retorica o sentimentalismo attraverso lo sguardo dolente e umanissimo del commissario Sanzio.
Ciao, mi sa che siete già tutti in vacanza, beati voi!
Cris69 :solosoletto:


Nessuna vacanza in vista purtroppo...
Comunque grazie per la dettagliata recensione, se avrò occasione guarderò Rosso come il cielo, anche se date le premesse non sono sicuro valga la pena.

Per quanto riguarda invece La ragazza del lago avevo già intenzione di vederlo per cui lo farò senz'altro al più presto.

Ciao, alla prossima! :D
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Qual è la cosa più coraggiosa che tu abbia mai fatto?
L'uomo sputò un grumo di catarro e sangue sulla strada.
Alzarmi stamattina, disse.
(cit.)
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Re: Rosso come il cielo

Messaggiodi Cris69 il mar giu 24, 2008 1:29 pm

Ciao, se ti è possibile mi dai qualche informazione su "L'Ottavo Giorno"?
Grazie!
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Re: Rosso come il cielo

Messaggiodi Arca il mar giu 24, 2008 1:34 pm

E' un film del 1996 con Daniel Auteuil.
Tratta il rapporto tra un adulto molto affermato professionalmente ma oramai incapace di amare e tenere in piedi i rapporti con la sua famiglia. L'incontro con un ragazzino down lo costringerà a lasciarsi cambiare.
http://www.radiosonora.it/it/programmi/101-leksvik.htm
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Re: Rosso come il cielo

Messaggiodi Cris69 il mar giu 24, 2008 3:35 pm

Per Bado: guarda pure "Rosso come il cielo" se ti capita, magari il mio giudizio potrebbe essere troppo negativo e qualcosa di buono in questo film c'è ( anche se finora non me ne sono accorta...).
Chiudo questo post con una domanda: cosa ne pensate del famoso Forrest Gump? Anche qui si parla di un ragazzo disabile, ma sinceramente non ho mai capito il significato di questo personaggio che a volte mi sembra anche un po' ambiguo ( specie quando fa la sua famosa corsa attraverso l'America)
Grazie a tutti dell'attenzione
Ciao!
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Re: [la mia recensione] Rosso come il cielo

Messaggiodi Annalisa il mar lug 29, 2008 4:13 pm

ciao a tutti!

a me invece "rosso come il cielo" è piaciuto molto; premetto che sono cattolica praticante e che anch'io sono smepre stata molto urtata da certe sovraletture ideologiche presenti in moltissimi film italiani; questo però mi ha colpita in modo positivo: è vero che il direttore del collegio viene criticato però la storia narrata è veramente interessante, ed alla fin fine è proprio grazie alla struttura nella quale il piccolo protagonista si trova che egli stesso riesce a trovare la propria strada, a riappassionarsi alla vita anche senza la vista. Un pubblico comune forse può fermarsi alla prima critica nei confornti dell'istituzione ma in una seconda analisi è grazie ad essa che i ragazzini "rinascono" nella quotidianità anche se nn vedenti; inoltre la loro disobbedienza non è negativa, apporta nuove attività e prospettive a tutti, costruisce qualcosa.
Ovviamente questo è il mio giudizio personale, sarà anche che non conoscevo la reale vicenda storica legata al personaggio come invece Cris.
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Re: [la mia recensione] Rosso come il cielo

Messaggiodi gomez il mar lug 29, 2008 5:51 pm

Ciao, se ti è possibile mi dai qualche informazione su "L'Ottavo Giorno"?



io l'ho visto...
la storia è piuttosto semplice:
un uomo affermato, è separato dalla moglie e vede la figlioletta solo nel fine settimana.
lui si è buttato tutto nel lavoro finchè un giorno incontra un down e suo malgrado deve dargli retta, fino a cambiare la scala dei valori della sua vita, a riinnamorarsi di sua moglie, ad amare la sua famiglia, a rifiutare lo "schema" che il lavoro impone e, quindi, a licenziarsi.
è un film in cui la parola "incontro" non viene detta ma vista nell'esperienza di quell'uomo, incontro che porta un cambiamento.
per il resto è un film francese che tende a far vedere la realtà down volendo a tutti i costi pareggiarla con i normodotati (è un termine del c.... ma oggi si usa), per esempio si intravvedono 2 down che trombano e ad un certo punto sembra quasi che "che bello essere down".
il protagonista down si suiciderà pensando alla sua mamma che era morta tempo prima e volendo raggiungerla chissàdove.
intotale non mi è piaciuto ed è un film che non consiglio a chi volesse imparare o conoscere qualcosa sui down e tutto quello che c'è intorno (famiglie, strutture, carità), per quello invito invece a visitare situazioni in cui la carità cristana è così dbordante da saper accogliere chiunque (anche i down).
salvo solo l'idea di "incontro che cambia la vita", ma forse ci sono film migliori che la testimoniano.
bye
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Re: [la mia recensione] Rosso come il cielo

Messaggiodi Cris69 il mer lug 30, 2008 2:36 pm

Per curiosità ho cercato sul sito ufficiale di Rosso come il Cielo la precedente produzione cinematografica di Cristiano Bortone ed ecco cosa ho trovato:
2000 Sono positivo, commedia sulle ambiguità sessuali che diventa il film ufficiale del Word Gay Pride
2002 L'erba proibita, film documentario che svela i diversi aspetti conosciuti e meno della cannabis e riapre il controverso dibattito sulla liberalizzazione.
Su un altro sito di cinema ho trovato poi L'oasi, clamoroso flop del 1994, ricordato per lo più per le scene di sesso.
Ok che non bisogna mai giudicare, però...
Comunque ribadisco il mio giudizio su questo film come un 'occasione sprecata per fare una bella storia. Anche "Un silenzio particolare" è fatto da gente che chiaramente non fa riferimento alla Chiesa, ma è un lavoro straripante di umanità che fa commuovere e che prevale su una certa ideologia, pure presente nel film.
Spero comunque di continuare la discussione...
Grazie e a presto!
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Re: [la mia recensione] Rosso come il cielo

Messaggiodi Capitan_Giovy il mer lug 30, 2008 10:27 pm

Cris69 ha scritto:Ok che non bisogna mai giudicare, però...
Comunque ribadisco il mio giudizio su questo film [..]


Scusami Cris: mi sono perso. Cosa intendi con: "Ok che non bisogna mai giudicare"?
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Re: [la mia recensione] Rosso come il cielo

Messaggiodi Cris69 il mer lug 30, 2008 11:15 pm

In effetti mi sono espressa un po' male...Volevo dire che non necessariamente un regista va giudicato in base ai suoi precedenti, ancorchè discutibili, perchè può capitare a chiunque nella vita di cambiare e maturare un giudizio nuovo sulla realtà. Nel caso di Bortone invece Rosso come il cielo è direttamente consequenziale al back ground del regista e a tutta quella "cultura" che ha espresso nelle sue opere precedenti. Da qui la mia delusione verso questo film e verso il lavoro disonesto fatto da questo regista.
Spero di essermi spiegata...
Ciao!
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Re: [la mia recensione] Rosso come il cielo

Messaggiodi Annalisa il mer dic 03, 2008 9:11 pm

Ciao!!!

Ammetto di essermi basata soltanto sul film visto, senza andare ad approfondire il percorso del regista; concordo con te Cris sul fatto che invece sia importante capire in modo più ampio con quali intenti un regista si muove ed anzi ti ringrazio per l'informazione che hai dato a me ad a tutti quelli che leggeranno; spero cmq che il messaggio che arriva con "rosso come il cielo" ad un pubblico non pieno di pregiudizi possa avere una sua positività.
(Anche se personalmente, dopo aver visto il percorso del regista, non lo rifinanzierei per un nuovo film =) )

Smack!
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Re: [la mia recensione] Rosso come il cielo

Messaggiodi Cris69 il gio dic 04, 2008 10:16 am

In che senso parli di "pubblico non pieno di pregiudizi"? Scusa ma non ho ben capito la tua affermazione, me la puoi chiarire meglio?
Grazie!
Ciao
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Re: [la mia recensione] Rosso come il cielo

Messaggiodi Paul Hackett il ven dic 19, 2008 1:39 am

Cris69 ha scritto:Mi ha dato però molto fastidio la lettura ideologica che il regista ha voluto dare alla vicenda, scegliendo anzitutto di ambientarla in un collegio che viene fatto passare per cattolico ( e quindi inevitabilmente oppressivo, intollerante ecc.) quando nella realtà il collegio Chiossone di Genova in cui venne mandato Mirco Mencacci era un laicissimo collegio fondato nell'ottocento addirittura da un medico.

Non so dove e come ti sei "documentata" ma nell'infermeria venivano assunte suore e il film giustamente lo mostra.
Cris69 ha scritto:Attraverso le vicende narrate nel film il regista vuole trasmettere un messaggio di feroce discredito verso le scuole speciali, come è tipico di una certa mentalità di sinistra per la quale ciò che c'era prima della mitica contestazione( non a caso vista nel film come l'elemento decisivo per la " liberazione" di questi bambini) è stato tutto oppressione e oscurantismo ( specie le opere gestite da cattolici...). Siamo sicuri, invece, che anche strutture di questo tipo non abbiamo avuto la loro ragione d'essere e il loro valore?

La testimonianza di Mirco Menacci è quella, ha lavorato con il regista nello sviluppo della storia e nel montaggio sonoro. Non mi sembra molto sindacabile il ritratto che ne è stato fatto del collegio, almeno in base alla sua testimonianza. Riguardo alle scuole speciali, non credo personalmente sia normale ghettizare i bambini in quel modo.

Cris69 ha scritto:Io ho avuto in famiglia persone che hanno insegnato nelle vituperate scuole speciali e non mi sembravano proprio dei mostri, anzi si dedicavano ai loro piccoli alunni con una passione e un attenzione che farebbe sfigurare molti insegnanti di oggi... Assolutamente negativa, a mio parere, anche la figura dell' insegnante di Mirco, che rispecchia i peggiori luoghi comuni di una mentalità per cui il sacerdote ( che parte, non a caso, " lancia in resta" nella sua azione di opposizione al direttore del collegio quando gli viene suggerito di "pensare con la sua testa".) è bravo solo se è "contro" l'autorità ( laica o ecclesiastica che sia...). Insomma, una vera e propria occasione persa per parlare con serietà e soprattutto onestà storica di disabilità, ma anche una grossa arrabbiatura, da parte mia, nel constatare quanto questi temi siano ancora patrimonio di una certa parte che se ne serve per gettare fango e discredito su chi per secoli, magari anche tra mille sbagli ma con un cuore davvero grande perchè innamorato di Cristo e non del proprio pensiero, si è invece realmente fatta carico (e si fa carico ancora adesso!) dei bisogni di tantissime persone lasciate sole con le loro difficoltà fisiche e psichiche dalla cultura laicista (che fra l' altro, se non sbaglio, le vorrebbe oggi " caritatevolmente" sopprimere): caro Cristiano Bortone e compagnia vi dicono niente i vari Cottolengo, don Orione, don Gnocchi? E le migliaia di ragazzi e ragazze poveri che, come testimonia ad es. la storia straordinaria di Don Bosco, hanno ricevuto un'istruzione da quei preti e da quelle suore che voi trattate con quell'aria di sufficienza nella vostre opere, dove sarebbero finite senza il loro aiuto?

Il film non condanna le istituzioni cattoliche e la figura dell'insegnante paradossalmente alle tue critiche lo dimostra chiaramente, anzi fa luce su una problematica più universale che è quella legata al mondo infantile e all'oppressione della libertà creativa, è sbagliato generalizzare il film di Bortone in questo modo, anche perchè non credo proprio fossero le intenzioni del regista. Il mondo non è bianco e nero, ognuno ha la sua storia, ognuno ha una propria verità, quella di Menacci è una delle tante, quella dell'Istituto Chiassone è diversa da quella dell'Istituto Don Bosco.

Ritornando al film, credo sia un ottimo prodotto, ricco di freschezza e delicatezza sia a livello registico sia a livello interpretativo, da sottolineare la calzante colonna sonora di Ezio Bosso. La critica cinematografica ha lodevolmente affermato:"Truffaut l'avrebbe amato".
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