[la mia recensione] Anna dei miracoli

Hai mai scritto una recensione di un film che hai visto? Questa è la sezione giusta per proporla e discuterne.

[la mia recensione] Anna dei miracoli

Messaggiodi Cris69 il gio giu 19, 2008 9:30 am

Ciao a tutti!
Volevo aprire la discussione proponendo un film che io personalmente amo tantissimo : Anna dei miracoli. Il film, in bianco e nero, è del 1962 ed è diretto da Arthur Penn. Racconta la vera storia di Helen Keller, una bambina americana rimasta cieca e sorda in seguito a una malattia contratta da piccolissima e condannata perciò a vivere la sua esistenza nel buio e nel silenzio. I suoi genitori, come ultimo tentativo di aiutarla prima dell'inevitabile approdo all'istituto per ciechi, contattano la giovane Annie Sullivan, un'insegnante di Boston, perchè insegni a Helen, nel suo ambiente domestico, quello che in famiglia non è finora riuscita ad apprendere. Annie, che ha appena riacquistato la vista e ha alle spalle una terrificante infanzia e adolescenza trascorse in un ospizio per orfani disabili, accetta la proposta e si reca in casa dei Keller per fare da istitutrice alla bambina: è l'inizio di un viaggio faticoso e commovente alla scoperta della realtà (che a Helen, a causa della sua malattia, è sempre stata preclusa) e verso la comunicazione (Annie insegna a Helen a esprimersi digitandole l'alfabeto sul palmo della mano.) Assolutamente straordinaria la sequenza finale in cui la bambina, costretta dalla sua maestra ad andare alla fontana ad attingere l'acqua, impara finalmente a riconoscere il nesso tra ciò che l'insegnante le ha sempre digitato sul palmo delle mani e la realtà concreta ( in questo caso quell'acqua che le scorre tra le mani e di cui riesce anche a pronunciare faticosamente il nome). Segnalo questo film perchè lo ritengo assolutamente importante per due motivi: il primo è che è una parabola bellissima di cosa sia l'educazione (un accompagnamento dell'alunno, disabile o no, DENTRO la realtà concreta con un giudizio a priori positivo sulla stessa). La seconda cosa che mi ha colpito è la tenacia con cui Annie combatte la posizione dei genitori di Helen i quali si accontentano che la bambina abbia imparato a tenersi pulita. Ritengo importantissima, dal punto di vista educativo, questa insistenza di Annie nel credere nelle potenzialità umane e intellettive di Helen, perchè ho verificato che spesso con questi bambini si tende, anche in buona fede, a "volare bassi" e così facendo li si riduce come persone (ma il loro cuore è ESATTAMENTE come quello di tutti, nonostante le ferite che portano nella mente nel corpo).Bene, credo di aver detto abbastanza su questo film e quindi mi fermo. Mi piacerebbe aprire una discussione su "cinema e disabilità", magari con l'aiuto di qualche insegnante e genitore del forum che hanno esperienza in questo campo (anche perchè, a parte il film che ho citato e che ritengo un capolavoro insuperato)sono rimasta finora sempre delusa dalle storie proposte dai registi sul tema dell'handicap ( ultimo in ordine di tempo "Rosso come il cielo", ma ne riparleremo...).
Grazie a tutti dell'attenzione!
Cris69
Cris69
Crossing Moderator
Crossing Moderator
 
Messaggi: 258
Iscritto il: dom giu 08, 2008 7:41 pm

Re: [la mia recensione] Anna dei miracoli

Messaggiodi Bado il Cinico il gio giu 19, 2008 1:58 pm

Cris69 ha scritto: Ritengo importantissima, dal punto di vista educativo, questa insistenza di Annie nel credere nelle potenzialità umane e intellettive di Helen, perchè ho verificato che spesso con questi bambini si tende, anche in buona fede, a "volare bassi" e così facendo li si riduce come persone (ma il loro cuore è ESATTAMENTE come quello di tutti, nonostante le ferite che portano nella mente nel corpo).Bene, credo di aver detto abbastanza su questo film e quindi mi fermo. Mi piacerebbe aprire una discussione su "cinema e disabilità", magari con l'aiuto di qualche insegnante e genitore del forum che hanno esperienza in questo campo (anche perchè, a parte il film che ho citato e che ritengo un capolavoro insuperato)sono rimasta finora sempre delusa dalle storie proposte dai registi sul tema dell'handicap ( ultimo in ordine di tempo "Rosso come il cielo", ma ne riparleremo...).


Ti ringrazio per la recensione e per la riflessione che la segue.
Anche secondo la mia esperienza, la questione educativa che hai toccato è il punto principale nel rapportarsi ad una persona affetta da disabilità: la realtà positiva e il destino buono per cui sono fatte queste persone vengono meno solo per colpa di una misura che noi, erroneamente, mettiamo davanti a ciò che c'è.
Mi viene in mente un bellissimo articolo del settimanale Tempi sull'eutanasia in cui un professore di Statistica affetto da una grave forma di Parkinson racconta di come la voglia di vivere che lo caratterizza nasca quotidianamente dalla stima e dal bene che gli dimostrano i suoi amici.
L'ho ritrovato sul sito, è un po' lungo ma ve lo consiglio: http://www.tempi.it/prima-linea/001245-klaus-haagen

Riporto una frase in particolare:
"Si desidera morire quando ci si sente abbandonati. Anche a me è capitato più di una volta e volevo suicidarmi. Però era più un grido agli amici che non lo capiscono o non vogliono capire. Questo è il campo dove si risolve il problema. È comodo per il mondo, anche quello religioso, fare chiacchiere e poi infischiarsene del malato. È sempre una pressione esterna che spinge il malato a chiedere l’eutanasia. È comodo liberarsi della gente che soffre così. Si fa un bel funerale e tutti sono contenti che quello non disturba più. [...] L’eutanasia è il sintomo di una società molto egoista in cui la gente si sente disturbata dall’esistenza dei malati. A proposito di “qualità della vita”: io sono convinto che la qualità della mia vita, grazie ai miei amici, sia molto alta"

Per quanto riguarda il cinema, l'unico esempio che mi viene in mente di film che tratti in maniera non retorica, banale o emozionale questo argomento (come fa invece per esempio il celebre Rain Man) è Le Chiavi di Casa (Italia, 2004) di Gianni Amelio.
Il film tratta il riavvicinamento di un padre (scappato subito dopo la morte della moglie durante il parto) al figlio disabile ormai quindicenne. Utilizzando sempre toni sussurrati e discreti, il regista ci mette di fronte a questo incontro in punta di piedi ma senza nascondere i dolori, i drammi e le incomprensioni che inevitabilmente ne scaturiscono.
Non mancano scene e messaggi discutibili, ma certamente tra i pregi del film c'è quello di delineare con estrema delicatezza una storia a tratti straziante ma molto verosimile, certamente centrando maggiormente il bersaglio nella prima parte (quella dell'incontro) più che nella seconda (quando il padre decide di intraprendere con il figlio un viaggio carico di significati) dove affiora un certo artificio emozionale.
Immagine




Qual è la cosa più coraggiosa che tu abbia mai fatto?
L'uomo sputò un grumo di catarro e sangue sulla strada.
Alzarmi stamattina, disse.
(cit.)
Avatar utente
Bado il Cinico
Best Member
Best Member
 
Messaggi: 1615
Iscritto il: mer ott 20, 2004 10:54 am
Località: San Marino, l'Antica Terra della Liberta'

Re: [la mia recensione] Anna dei miracoli

Messaggiodi Cris69 il gio giu 19, 2008 3:29 pm

Ciao Bado,
grazie della bellissima risposta!
Ho visto " Le chiavi di casa", ma forse perchè ho letto prima il libro da cui il film è stato molto liberamente tratto (" Nati due volte" del grande Giuseppe Pontiggia, un viaggio assolutamente realistico - anche per i riferimenti alla realtà della scuola- nel mondo della disabilità e nell'esperienza di avere essere padri e madri di un figlio disabile), sono rimasta un po' delusa...
Comunque sono contentissima di questa discussione, come ho detto vorrei recensire quanto prima "Rosso come il cielo" di Cristiano Bortone perchè questo film mi ha molto provocato ( in negativo purtroppo...) e vorrei discuterne con chi l'avesse visto.
Adesso devo scappare, ma mi farò risentire prestissimo!
Cris69
Cris69
Crossing Moderator
Crossing Moderator
 
Messaggi: 258
Iscritto il: dom giu 08, 2008 7:41 pm

Re: [la mia recensione] Anna dei miracoli

Messaggiodi Bado il Cinico il gio giu 19, 2008 3:50 pm

Cris69 ha scritto: Ho visto " Le chiavi di casa", ma forse perchè ho letto prima il libro da cui il film è stato molto liberamente tratto (" Nati due volte" del grande Giuseppe Pontiggia, un viaggio assolutamente realistico - anche per i riferimenti alla realtà della scuola- nel mondo della disabilità e nell'esperienza di avere essere padri e madri di un figlio disabile), sono rimasta un po' delusa...


Anch'io ho apprezzato il libro, ed è vero che smaschera argutamente alcuni comportamenti terribilmente reali (i medici, il preside della scuola, i nonni, ecc).
Però io ho colto nella figura (autobiografica) del padre un'ombra di astiosa insofferenza nei confronti del figlio che, per quanto umana e comprensibile, mi ha un po' urtato.
E anche il figlio stesso è un po' trattato da marionetta dentro questa lotta del padre per un trattamento non "da diverso".

Ripeto: il libro è molto bello e la scrittura, mai banale, di Pontiggia restituisce molto bene lo sguardo di un padre a cui tocca un destino doloroso e per nulla desiderabile ma una volta chiusa l'ultima pagina sembra che a vincere sia la disillusione e l'amara realtà che la felicità per quel bambino sarà pressochè impossibile.

Sbaglio?
Immagine




Qual è la cosa più coraggiosa che tu abbia mai fatto?
L'uomo sputò un grumo di catarro e sangue sulla strada.
Alzarmi stamattina, disse.
(cit.)
Avatar utente
Bado il Cinico
Best Member
Best Member
 
Messaggi: 1615
Iscritto il: mer ott 20, 2004 10:54 am
Località: San Marino, l'Antica Terra della Liberta'

Re: [la mia recensione] Anna dei miracoli

Messaggiodi Cris69 il ven giu 20, 2008 9:51 am

No, non sbagli. Comunque non mi sembra di riscontrare astio nel padre descritto da Pontiggia quanto piuttosto insofferenza e frustrazione nei confronti delle incapacità evidenti del figlio (v.l'episodio dei compiti di matematica). E' vero, c'è in questo libro l'amarezza per un futuro di felicità non immaginato possibile per Paolo, ma è l'approdo inevitabile di ogni genitore che vive questa fatica in una condizione di solitudine e di non senso ( soprattutto quando si vede crescere il figlio e lo si confronta amaramente con i suoi coetanei che, a partire dall'adolescenza, si spalancano alla vita con una serie inesauribile di progetti e possibilità). Ci vuole uno sguardo diverso, certo. Ho trovato ne " La Strada" di Fellini un' intuizione stupenda e ragionevolissima che potrebbe essere un inizio di risposta alla domanda di senso che emerge da questo libro( domanda che non è solo di questo padre, pur così disincantato sul destino del figlio, ma di tutti coloro che vivono in qualsiasi modo l'esperienza della disabilità). Racconto brevemente la trama e poi trascrivo il brano che mi ha colpito. Il film narra la storia di Gelsomina, una ragazza povera e semplice ( per molti aspetti simile a una disabile psichica) che viene venduta dalla madre al rude saltimbanco Zampanò. Gelsomina comincia così la sua non facile vita di girovaga accanto a quest'uomo che non perde occasione per umiliarla e trattarla male. Lei fa di tutto per cambiare lo sguardo cinico e rozzo di Zampanò, soprattutto dopo l'incontro con il Matto, un funambolo che l'aiuta in un momento di sconforto dandole coscienza che il suo compito nella vita è proprio quello di stare vicino a quest'uomo così intrattabile.Quando però Zampanò, durante una lite, uccide il Matto Gelsomina impazzisce per il dolore:a questo punto Zampanò la abbandona. Qualche tempo dopo Zampanò viene a sapere per caso che la ragazza è morta, poco dopo essere stata trovata da una famiglia caritatevole che l'ha accolta. Il film si chiude con l'immagine struggente di quest'uomo che piange disperato sulla spiaggia la morte di Gelsomina, il bene che è passato nella sua vita e che lui non ha saputo riconoscere.
Ed ecco il brano del film che vorrei segnalare: è il dialogo tra Gelsomina e il Matto, quello in cui lei scopre in modo imprevedibile lo scopo della sua vita così povera e apparentemente insignificante.
Il Matto: "Ma perchè non ti ha lasciato andar via? Non lo capisco, io non ti terrei con me, ma neanche per un giorno! Chissà se...Forse ti vuole bene!
Gelsomina: " Zampanò? A me?
M. :"Perchè no? Lui è come i cani. A volte sembra che i cani vogliano parlarci, ma abbaiano solo. Poveraccio eh? Già, poveraccio...Ma... se non stai tu con lui, chi ci sta? Io sono ignorante, ma ho letto qualche libro. Tu non ci crederai, ma tutto quello che c' è al mondo serve a qualcosa. Ecco, prendi quel sasso lì per esempio.
G.: " Quale?"
M.: "Questo...uno qualunque. Beh anche questo serve a qualcosa, anche questo sassetto."
G.: "E a che cosa serve?"
M. : "Serve...E che ne so? Se lo sapessi, sai chi sarei?"
G. : "Chi?"
M. : "il Padre Eterno che sa tutto, quando nasci, quando muori, chi può saperlo...Non so a cosa serve questo sasso, ma a qualcosa deve servire. Perchè se questo è inutile, allora è inutile tutto... anche le stelle. Almeno credo. E anche tu. Anche tu servi a qualcosa, con quella tua testa di carciofo!"

Ciao!
Cris69
Cris69
Crossing Moderator
Crossing Moderator
 
Messaggi: 258
Iscritto il: dom giu 08, 2008 7:41 pm


Torna a Le Vostre Recensioni

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron