Bene, i nostri giornali, che sono l'apoteosi del radical chic, hanno enfatizzato il Nobel, ma hanno ignorato il discorso di Obama in questa occasione. Che di radical chic ha pochissimo, anzi. E' chiaro, realista e coraggioso. Peccato che da noi queste cose non siano arrivate.
Il discorso completo lo potete leggere http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/mondo/2009/12/10/AM1TBvBD-nobel_discorso_obama.shtml
Ma ecco alcuni passi importanti
Ma forse l’obiezione più seria che viene fatta la mia accettazione di questo premio è il fatto che io sia il comandante il capo di una nazione che si trova nel mezzo di due guerre. Una delle quali sta volgendo alla sua conclusione. L’altra è un conflitto che l’America non si è andata a cercare; una guerra nella quale siamo affiancati da quarantatre nazioni, inclusa la Norvegia, nello sforzo di difendere noi stessi e tutte le nazioni da ulteriori attacchi.
Tuttavia, siamo in guerra, e io sono responsabile dell’invio di migliaia di giovani americani a fare la guerra in terre lontane. Alcuni uccideranno. Alcuni saranno uccisi. Perciò sono qui dolorosamente consapevole dei costi di un conflitto armato – peno di interrogativi difficili sulla relazione tra guerra e pace, e sul nostro sforzo di sostituire l’una con l’altra.
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Nel tempo, così come i codici e le leggi tentarono di controllare la violenza all’interno delle comunità, così anche i filosofi, i religiosi e gli uomini di stato cercarono di regolamentare il potere distruttivo della guerra. Emerse il concetto di “guerra giusta” che suggeriva che la guerra è giustificato solo quando soddisfa certe precondizioni: se viene combattuta come estrema risorsa o per autodifesa; se la forza usata è proporzionale e se, quando sia possibile, i civili vengano risparmiati dalla violenza.
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Dobbiamo incominciare riconoscendo una dura verità, e cioè che non riusciremo a eradicare i conflitti violenti nell’arco della nostra vita. Ci saranno ancora tempi in cui le nazioni – agendo individualmente o in concerto con le altre – riterranno l’uso della forza non solo necessario ma moralmente giustificabile.
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Ma da capo di stato che ha fatto giuramento di proteggere e difendere la propria nazione , non posso farmi guidare esclusivamente dal loro esempio. Affronto il mondo per quello che è, e non posso rimanere inerte davanti alle minacce contro il popolo americano. Perché attenzione, non commettiamo errori: il male esiste nel mondo. Un movimento non violento non sarebbe riuscito a fermare le armate di Hitler.
I negoziati non riescono a convincere i capi di al Quaeda a deporre le armi. Dire che la forza qualche volta è necessaria non è prova di cinismo, è prendere atto della storia; delle imperfezioni dell’uomo e dei limiti della ragione.
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Ma è imperativo per tutti noi insistere che nazioni come l’Iran e la Corea del Nord non mettano a rischio il sistema. Quelli che proclamano di rispettare le leggi internazionali n on possono girare gli occhi quando quelle leggi vengono derise. Quelli che hanno a cuore la propria sicurezza non possono ignorare il pericolo di una corsa agli armamenti nel medio Oriente e nell’Asia dell’Est. Quelli che vogliono la pace non possono starsene inerti mentre delle nazioni si armano per una guerra nucleare


