di Bado il Cinico il lun giu 30, 2008 10:01 am
Si lo so che arrivo tardi.
Che l'avete già detto tutti.
Che forse è banale.
Però.
Però mi è capitata di nuovo nelle orecchie l'altro giorno mentre la strada era libera e le colline scorrevano docili e sinuose al mio fianco.
Non avevo altri pensieri per la testa e l'ho ascoltata.
Poi è finita. E io l'ho riascoltata.
Forse 10 volte di seguito.
40 pass.
E' la stessa mia storia, non c'è niente da fare.
Anch'io prendevo il treno e passavo dalla Bovisa. D'accordo, io non venivo dal lagh, ma solo dalla Brianza.
Eppure il fascino della città era lo stesso, e la ricerca di un particolare che ricordasse casa era lo stesso. Forse non nei riflessi del naviglio, ma da qualche altra parte.
E chi non si è sentito finalmente padrone della città quando ha imparato i colori del Metrò, chi non ha finalmente smesso di stupirsi dopo l'ennesima volta che passava davanti al Domm?
Ma se avesse provato ad entrare, si sarebbe stupito ancora. Perchè è davvero una chiesa troppo grande.
Forse non ci vuole il telepass, ma il respiro te lo toglie di sicuro.
E a chi non è capitato di sbagliare? di infilarsi in una strada sbagliata? di combinare un casino? di farsi fregare e finire nei guai?
Eppure Lei era sempre lì. Apparentemente piccola e lontana, ma sempre lì.
Che sculta tucc e parla cun nissoen, come la luna di un'altra canzone dell'album.
Capace di ascoltare anche te, l'ultimo arrivato dalla provincia, quello che già si credeva padrone della città. Ma che è caduto, e che in quel turbinio di persone palazzi tram negozi balconi pali semafori fili panni stesi rischia di perdersi.
Non è necessario finire a pregare San Vituur, basta aver bisogno di Sant'Ambroes per capire di cosa parla questa canzone. Perchè parla soprattutto di me.
E di una Madonnina. Che sa ascoltare anche trii cumè luur.
E uno come me.
Qual è la cosa più coraggiosa che tu abbia mai fatto?
L'uomo sputò un grumo di catarro e sangue sulla strada.
Alzarmi stamattina, disse. (cit.)