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La Grande Distribuzione Organizzata ha vinto

Gennaio 16th, 2010 · 3 Comments

Sono andato al GS stamattina (tutto imbacuccato perchè sono influenzato da qualche giorno, motivo della mia assenza virtuale…) e ho preso una bottiglia di vino rosso a 2.50€. E’ la linea “Al tralcio antico” della Carrefour: vini regionali (i soliti Bonarda, Vermentino, Montepulciano,…), un’etichetta piacevole che li accomuna e direi più che discreto. Cioè, non aspettatevi un vino da enoteca, ma paragonabile ad uno che costa qualche euro in più al GS stesso.

La Grande Distribuzione Organizzata (GDO) sta sempre più imponendo i propri marchi (o private label, come si chiamano tecnicamente) sui propri scaffali. Ma non stiamo parlando solo di prodotti “primo prezzo” (che continuano ad esserci): sempre di più sono alimentari di qualità paragonabile a marchi più prestigiosi, ma a prezzo inferiore. Le marmellate “Terre d’Italia” della Carrefour o le marmellate dell’Esselunga non sono infatti le più economiche sullo scaffale: l’idea è quella di attrarre sempre di più un cliente che è attento alla qualità, ma che non si fa influenzare dal marchio. Per dirla nel tecnico: i private label, dopo aver guadagnato quote importanti di mercato nella fascia economy (dove il consumatore guarda solo il prezzo), stanno puntando sempre di più alla fascia mainstream/upper mainstream (prodotti di marchi riconoscibili, valore limitato al brand). Le grandi marche produttrici devono stare attente, perchè l’attacco alla fascia premium (ho già visto delle marmellate “extra” Esselunga…) potrebbe essere vicino… (sono stato un po’ lungo…)

Tags: Attualità

3 responses so far ↓

  • 1 Cap^ // Gen 17, 2010 at 5:44 pm

    ah, il marketig…

  • 2 Cap^ // Gen 17, 2010 at 5:44 pm

    ah, il marketing…

  • 3 delo // Gen 17, 2010 at 11:18 pm

    porto il mio umile apporto da ignorante in materia con l’esempio della catena Tesco (UK e Ireland).
    Esistono le tesco private label di moltissimi prodotti che in italia non ci sono (esempio: carne uova e frutta/verdura - credo esselunga abbia insalata e vegetali “bio”). Inoltre esistono (non per tutti i prodotti) 3 livelli di private label chiamati (dal meno al piu’ pregiato) “marke value” “tesco” e “tesco finest”. Per alcuni prodotti i branded sono stati completamente scalzati e non sono presenti sugli scaffali. Forse bisognerebbe porsi qualche domanda di antitrust? o no?

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