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	<title>Crossing's Blog</title>
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	<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 16:02:12 +0000</pubDate>
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		<title>Joni Mitchell - Chinese Cafe - 1982</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 16:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>walterino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ il 1982 quando Joni Mitchell, autrice ed interprete attiva già da più di 15 anni (il primo LP è del 1968, ma si esibiva già dal ’64) compie il suo ennesimo cambio di direzione. Dopo aver incrociato il folk, la cosiddetta ‘westcoast’, il jazz di Mingus e Pastorius, l’LP Wild Things Run Fast segna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ il 1982 quando Joni Mitchell, autrice ed interprete attiva già da più di 15 anni (il primo LP è del 1968, ma si esibiva già dal ’64) compie il suo ennesimo cambio di direzione. Dopo aver incrociato il folk, la cosiddetta ‘westcoast’, il jazz di Mingus e Pastorius, l’LP <em>Wild Things Run Fast </em>segna un ritorno al raffinato pop-rock, pieno com’è di musicisti di eccelso valore e di canzoni memorabili. </p>
<p>E certamente l’apertura è uno degli episodi più convincenti, una profonda riflessione sul tempo che va, quasi una continuazione del tema aperto da <em>The Circle Game </em>16 anni prima.</p>
<p>Joni è una donna ormai alla soglia dei 40 anni, e si descrive chiacchierare con un’amica</p>
<p> Carol, siamo prese in mezzo,</p>
<p><em>siamo della classe di mezzo, </em></p>
<p><em>di mezza età</em></p>
<p><em>eravamo scatenate tanto tempo fa</em></p>
<p><em>nei giorni del rock’n’roll</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Ma adesso ci si ritrova figli estranei, messi al mondo, ma che non si è stati capaci di educare.</p>
<p>E il ritornello si modula sul ricordo, citando parole e musica di uno standard pop di quei giorni, <em>Unchained melody </em>(ricordate il tema strappalacrime del film Ghost?).</p>
<p>La citazione si incastra a meraviglia nel ricordo del juke-box che passa proprio quella canzone: ‘<em>Oh my love, my darling</em>’. E ci si accorge che la stessa citazione melodica era già presente nell’introduzione della canzone, appena accennata, ma ora riconoscibile.</p>
<p>Dopo una seconda strofa, in cui Joni si scaglia contro lo sfruttamento indiscriminato del territorio, nella terza l’amarezza prende il sopravvento:</p>
<p>Brilla il Natale fuori, sul prato di Carol</p>
<p><em>La compagna dei miei giochi d’infanzia</em></p>
<p><em>Ha figli quasi adulti e fuori casa</em></p>
<p><em>Cresciuti così in fretta, come il tempo di voltare una pagina</em></p>
<p><em>Adesso somigliamo alle nostre madri</em></p>
<p><em>Quando noi eravamo come questi ragazzi</em></p>
<p><em>Niente dura a lungo</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>E via con l’ultima citazione, stavolta di tutto il ritornello di Unchained Melody</p>
<p> </p>
<p><em>Giù al caffè cinese sognavamo sulle nostre monetine</em></p>
<p><em>E cantavamo: ‘Oh amore mio, mio tesoro…’</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Come sempre tentare di dare l’idea di una canzone senza ascoltarla è come guardare un quadro coperto da un telo. Bisogna ascoltarla, e questo senso invadente del tempo che passa vi colpirà inesorabile.</p>
<p> </p>
<p><em>Il tempo va – dove va il tempo – chissà dove va…</em></p>
<p> </p>
<p>Joni Mitchell</p>
<p>Chinese Cafè/Unchained Melody</p>
<p>LP Wild Things Run Fast – Geffen - 1982</p>
<p> </p>
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		<title>Wond&#8217;ring aloud</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 17:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>walterino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Wond’ring aloud    
 
Capita a volte che delle canzoni ti si attacchino addosso, e tu sia quasi costretto ad ascoltarle ripetutamente, e ancora, e ancora. A volte per la musica, a volte per le parole.
Stavolta, per me, per entrambe le cose. Fra l’altro quando accade così, il rapporto con quella canzone è talmente esclusivo che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman">Wond’ring aloud   </font><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p><font face="Times New Roman">Capita a volte che delle canzoni ti si attacchino addosso, e tu sia quasi costretto ad ascoltarle ripetutamente, e ancora, e ancora. A volte per la musica, a volte per le parole.<br />
Stavolta, per me, per entrambe le cose. </font><font face="Times New Roman">Fra l’altro quando accade così, il rapporto con quella canzone è talmente esclusivo che è difficilissimo illustrare o spiegare la faccenda ad un altro. Si perde sempre qualcosa. </font><font face="Times New Roman">Eppure di questa canzone devo parlare, magari me ne libero, o comunque ogni altra volta che la ascolterò avrò delle cose che mi ricordo, che ho fissato. </font><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p><font face="Times New Roman">Potremmo non sapere che la canzone è dei Jethro Tull ed è uscita su disco la bellezza di 38 anni fa. Potremmo non sapere che Ian Anderson introduceva questa canzone dal vivo come ‘canzone d’amore’ <em>(Love song), </em>e che la canzone in questione era contenuta nell’album che consacrò i Jethro come una delle realtà più importanti del folk-rock mondiale. (Aqualung, 1971, Chrysalys).  Potremmo anche non sapere che Ian Anderson stesso è un compositore di tutto riguardo, ed ha scritto canzoni e suite memorabili. Potremmo anche non sapere che la canzone è scritta nel tipico stile Ian Anderson, con l’accompagnamento affidato alla chitarra acustica, in un ambito abbastanza incerto dal punto di vista tonale, assolutamente aperto, infarcito dei caratteristici barocchismi sia nell’accompagnamento che nella parte melodica. </font><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p><font face="Times New Roman">Potremmo non sapere niente. Ma poi la canzone inizia: la tipica chitarra acustica con il capotasto al terzo, un accordo e via, <em>Wondering aloud - pensando a voce alta</em>… ed effettivamente la canzone inizia inaspettatamente, come quando dopo aver pensato a lungo, appunto, si inizia a parlare, come continuando il pensiero. <em>How we feel today - Come ci sentiamo oggi?</em> Si comincia ad intravedere che nella situazione chi racconta non è solo. <em>Last night sipped the sunset my hands in her hair</em> <em>– la notte scorsa ho assaporato il tramonto, con le mie mani fra i suoi capelli</em>. Il quadro di riferimento si precisa. <em>We are our own saviours as we start both our hearts beating life into each other. </em><em>Siamo i salvatori di noi stessi quando i nostri cuori cominciano a battere infondendo vita uno nell’altro.</em> 49 secondi – seconda strofa, musicalmente uguale alla prima, ma entrano un pianoforte e degli archi: <em>Wond&#8217;ring aloud will the years treat us well. -  Mi chiedo pensando a voce alta: gli anni ci tratteranno bene? </em>Vogliamo solo dire che Ian Anderson scrive e incide questa canzone a 24 anni? Poco più di un ragazzo, ma la prospettiva con cui vede la vita insieme alla persona amata è per sempre. <em>As she floats in the kitchen, I&#8217;m tasting the smell of toast as the butter runs - Mentre lei fluttua in cucina, assaporo il profumo dei toast, mentre il burro va… </em>Il quadretto diventa leggermente sentimentale e illustra particolari concreti della vita insieme… <em>Then she comes, spilling crumbs on the bed and I shake my head. – Poi lei arriva facendo cadere briciole nel letto ed io scuoto la testa. </em>1 minuto e 38, tutto sembrerebbe compiuto. Ma improvvisamente un accordo minore annuncia: occhio che la parte importante deve ancora venire. Ci vogliono ancora due frasi e una manciata di secondi: <em>And it&#8217;s only the giving that makes you what you are. – Ed è solo il donare che ti rende quello che sei. </em>1 minuto e 55, il gioiello è finito.  </font><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p><font face="Times New Roman">So che a nessuno susciterà la stessa emozione, ma ci dovevo provare. E l’ho fatto.</font><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p><font face="Times New Roman">Walter Muto – 25 febbraio 2008 </font><font face="Times New Roman"> </font></p>
<p><font face="Times New Roman"> </font></p>
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		<title>Emo ovvero il disagio fatto canzone</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 13:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>walterino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Post it]]></category>

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		<description><![CDATA[Emo: abbreviazione di “emotional”, quindi qualcosa che muove le emozioni.Musicalmente si identifica con una corrente del punk-rock, eppure talvolta si sente parlare Emo anche al riguardo di star del Pop come Avril Lavigne o i Tokio Hotel. I testi tendono a sottolineare disagio, frustrazioni, insomma tutto il mondo adolescenziale portato all’eccesso. Come i taglietti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman">Emo: abbreviazione di “<em>emotional</em>”, quindi qualcosa che muove le emozioni.Musicalmente si identifica con una corrente del punk-rock, eppure talvolta si sente parlare Emo anche al riguardo di star del Pop come Avril Lavigne o i Tokio Hotel. I testi tendono a sottolineare disagio, frustrazioni, insomma tutto il mondo adolescenziale portato all’eccesso. Come i taglietti che pare siano di moda fra i fan più estremi e depressi di questo genere. Da un blog: «Un Emo boy o girl è un fan di questa musica, e si veste nello stesso modo di queste band, e spesso si comporta in modo malinconico, intimista, senza amore o senza speranza in amore». Insomma, la depressionedel mondo dei grandi si riflette anche sugli adolescenti. In ultima analisi,mi pare che la forza di questo genere sia l’appartenenza basata (oltre che su immancabili elementi di costume) sul poter esprimere dei sentimenti ma con una musica forte e cattiva, e non dolce e sentimentale. Allora cosa ascoltare? Personalmente cercherò di capirci un po’ di più, avendo pure due figli di 11 e 14 anni. Il solito <em>YouTube </em>mi darà una mano (digitate emo-punk-rock e viene fuori tanta di quella roba…); se volete, scrivetemi quello che trovate anche voi e discutiamone!</font></p>
<p><font face="Times New Roman">e-mail <strong>info@waltermuto.it</strong></font></p>
<p><font face="Times New Roman">forum <strong>www.crossing.it</strong></font></p>
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		<title>Fra le pieghe</title>
		<link>http://www.crossing.it/blogs/blog/2008/01/02/post-it-gennaio-2008/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 11:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Post it]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è davvero tanta musica che gira intorno, forse troppa. E non sempre quella che gira di più è la più interessante. Così spesso fra le pieghe della musica più diffusa si annidano artisti di grandissimo spessore; loro scrivono canzoni bellissime e pochissimi hanno la fortuna di ascoltarle. E talvolta si scoprono quando se ne sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è davvero tanta musica che gira intorno, forse troppa. E non sempre quella che gira di più è la più interessante. Così spesso fra le pieghe della musica più diffusa si annidano artisti di grandissimo spessore; loro scrivono canzoni bellissime e pochissimi hanno la fortuna di ascoltarle. E talvolta si scoprono quando se ne sono già andati.<br />
E’ quello che è successo a me con Elliott Smith, un cantautore americano uscito di scena a 34 anni nel 2003. Amava definirsi così: Non corrispondo a nessuna idea di quello che dovrei essere. E le sue canzoni erano effettivamente bozzetti di vita, ricche di trovate armoniche e melodiche fulminanti, perlopiù malinconiche ma anche no. Una stretta parentela con certe atmosfere beatlesiane si sposa con una vocalità fragile, di cui sta raccogliendo l’eredità qualche altro giovane cantautore americano, forse più di tutti Sufjan Stevens. Oltre al solito youtube, potete sentire 5 delle sue canzoni nella colonna sonora del film Will Hunting-Genio Ribelle.<br />
Insomma l’invito è sempre quello: non rimanere in superficie ma andare in profondità, non fermandosi solo a quello che altri vogliono farci ascoltare.<br />
Altre 2-3 segnalazioni sparse: pare sia bellissimo il dvd dei Pearl Jam uscito a Settembre dal titolo Immagine in cornice. Osannatissimo il nuovo cd dei Subsonica – quello che ne ho sentito mi suona troppo negativo e non così innovativo. Eppoi guardate Sanremo: ci sarà la nostra amica Maria Pierantoni detta Giua.</p>
<p>e-mail <!-- e --><a href="mailto:info@waltermuto.it">info@waltermuto.it</a><!-- e --><br />
forum <!-- m --><a href="http://www.crossing.it//">http://www.crossing.it</a><!-- m --></p>
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		<title>Commerciale non fa rima con originale?</title>
		<link>http://www.crossing.it/blogs/blog/2007/12/01/post-it-dicembre-2007/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2007 11:07:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Post it]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendo la questione trattata nel mese di ottobre, perché è all’ordine del giorno con un po’ di amici. Tanta musica prodotta si sta svuotando sempre più di contenuti, le canzoni abdicano alla pubblicità, diventano talvolta operazioni di marketing. Alle star che vendono tanto si stendono tappeti d’oro, ogni tanto rischiando dei boomerang – per esempio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo la questione trattata nel mese di ottobre, perché è all’ordine del giorno con un po’ di amici. Tanta musica prodotta si sta svuotando sempre più di contenuti, le canzoni abdicano alla pubblicità, diventano talvolta operazioni di marketing. Alle star che vendono tanto si stendono tappeti d’oro, ogni tanto rischiando dei boomerang – per esempio gli insulti estivi di Zucchero al suo pubblico milionario o il quasi tracollo della EMI per l’uscita ritardata dell’album dei Coldplay.<br />
E aumenta sempre di più il divario con il popolo di chi ‘ci vuole provare’ proponendo la sua musica. In più qualcuno (ne abbiamo già parlato) scrive addirittura un romanzo sull’omologazione totale in pochi anni della produzione e della fruizione musicale.<br />
Descritto il panorama agghiacciante, mi incuriosisce non poco l’esperienza di un certo numero di ‘indipendenti’ (sto parlando di veri indipendenti, non delle nicchie delle major create per accalappiare un pubblico non ufficiale e borderline) che producono e diffondono la loro musica, soprattutto in rete, ma anche con il metodo tradizionale dell’uscita del cd. E’ un mondo che non conosco ancora bene, ma che alcuni amici mi descrivono come interessante. E allora diamoci un’occhiata cominciando dalla Tafuzzy Records (<!-- m --><a href="http://www.tafuzzy.com/">http://www.tafuzzy.com</a><!-- m --><!-- m -->) una delle tante realtà indipendenti segnalatami recentemente da alcuni amici appassionati: magari non ci sono dei capolavori, ma il metodo mi interessa. Mi ricorda la sana insurrezionalità suggerita per Milano dal grande amico Luca Doninelli. Se ne discute sempre sul forum <a href="http://www.crossing.it//">http://www.crossing.it</a><!-- m --> . Alla prossima.</p>
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