E’ infatti evidente che Morgan, con le sue dichiarazioni, vere, presunte, mal interpretate o superficiali e avventate ha creato un notevole polverone. Dare alla cocaina o a qualsiasi altra droga un valore terapeutico è certo un’affermazione grave con la quale uno deve poi fare i conti.
E lui li ha fatti, perché oltre a dire a tutti che è un tossicodipendente, ha dichiarato, ritrattando o meno (non lo sapremo mai…) che quello che fa non gli piace, che è un problema e che il suo essere artista, attraverso la forma espressiva che ha scelto, è senz’altro un modo per sviscerare, condividere ed esorcizzare le sue ossessioni e le sue dipendenze.
E per tutta risposta che succede? La commissione del Festival e tutti i vertici Rai, insieme a una buona parte del mondo politico, caldeggia e mette poi in pratica l’esclusione di Morgan dalla kermesse sanremese, dove avrebbe fra l’altro presentato un brano che, a detta di molti che hanno avuto modo di sentirlo, è un piccolo gioiello di scrittura ed interpretazione.
Le motivazioni? Morgan è un cattivo esempio per tutti quei giovani che lo vedono come artista affermato e come maestro di arte e di vita (vedi appunto il suo ruolo a XFactor).
Ma allora perché poi al Festival viene invitato un calciatore che ci racconta di aver letto non più di due libri in vita sua, facendo intendere che “non è importante” e tediandoci con arguti aforismi, raccolti fra l’altro, guarda caso, in un suo libro? E che incalza poi raccontandoci di avere avuto centinaia di donne prima di approdare finalmente al vero amore?
E perché Arisa, la grande rivelazione dello scorso Sanremo, si presenta sul palco del’Ariston in piena fascia protetta accompagnata da tre coriste abbigliate stile anni trenta che scopriremo poi essere tre simpatici travestiti? E’ perché lo spogliarello di Dita Von Teese?
Perché i cantanti stonati, i principi cantautori, la presentatrice che si siede in braccio al direttore della Rai? Perché tutti quei dubbi sulla regolarità del televoto?
Insomma, perché Morgan è diseducativo e tutto il resto no? La risposta è semplice: manca un metodo, un criterio di giudizio univoco che guardi alla totalità del reale, che consideri la persona e ciò che le accade nella sua interezza, coi limiti e i talenti che quella persona si porta dentro e con le contraddizioni inevitabili in un mondo che non è perfetto.
Manca un’attenzione a quel livello educativo che non dovrebbe mettere in difficoltà un genitore davanti a una tv che ha la pretesa di essere al servizio del popolo.
Da parte nostra chiediamo che niente sia tralasciato in un momento in cui, dopo anni spesi da più parti per dimostrare l’esistenza di dittature mediatiche e limiti alla libertà espressiva, si procede alla più spietata censura in nome di una moralistica volontà di punire.
Vogliamo libertà, coscienza del limite che tutti abbiamo, capacità di perdono e apertura di cuore.
Desideriamo il bello, il giusto e il vero. E accettiamo che questo passi misteriosamente dal nostro limite, grazie ad una misericordia dalla quale siamo costantemente abbracciati.